Le caserme di Piacenza
Palazzo Morando
Palazzo dei conti Morando
Edificio tardo cinquecentesco, fu acquistato nel 1767 dalla famiglia Morando (mercanti di origine ligure e conti di Montechiaro in Val Trebbia), da un ramo dei Conti Costa a cui il palazzo sin dalle origini apparteneva. Nel XIX secolo giunse per via ereditaria ai marchesi Casati che lo cedettero allo Stato; dopo essere stato acquisito dal demanio militare nel 1880 divenne sede di vari comandi tra cui il IV Corpo d’Armata, il Comando della 15° Zona Militare Territoriale (dipendente dal Comando Difesa Territoriale di Milano) durante la seconda guerra mondiale e successivamente del Presidio Militare di Piacenza.
Complesso San Sisto – Farnese
Caserma Filippo Nicolai
Una delle caserme più grandi di Piacenza è situata all’interno dell’antico complesso del monastero di San Sisto, fondato nell’874 per volere della regina Angilberga. Alla fine del ‘400 venne edificato il portico esterno, tuttora di proprietà del Demanio Militare. Il convento fu soppresso nel 1809 con i decreti napoleonici e trasformato in caserma, mentre la chiesa fu destinata a parrocchia, al posto della chiesa di Santa Maria di Borghetto. La basilica di San Sisto, per secoli fu il principale monastero benedettino della città, prima che le soppressioni decretassero l’allontanamento definitivo dei religiosi. Con l’unità d’Italia (1861) la quasi totalità del monastero venne occupata dai militari prima del 4° e poi del 2° Reggimento Genio Pontieri; la caserma prese prima il nome di Umberto I e successivamente di Filippo Nicolai. Alla data dell’8 settembre 1943 vi era stanziato il Deposito del 2° Pontieri da cui erano state distaccate le numerose compagnie pontieri che erano state inviate a supporto delle varie Armate del Regio Esercito nei vari fronti di guerra.
Caserma Nino Bixio
Ubicata all’interno del complesso del monastero di San Sisto, anche la caserma Nino Bixio venne costituita con l’unità d’Italia ed intitolata al sovrano Vittorio Emanuele II (precedentemente caserma Nuova Reale). Già identificata come caserma del Genio Militare di Maria Luigia, aveva l’ingresso in piazza Cittadella ed occupava l’ex Teatro Farnese, le ex scuderie ducali e gli edifici ed i piazzali verso il fiume Po. Fu sede prima del 31° Genio Telegrafisti e successivamente di un laboratorio per la riparazione dei natanti e del materiale da ponte del 2° Reggimento Genio Pontieri.
Magazzino di Santa Maria del Carmine
La chiesa di Santa Maria del Carmine venne fondata nel 1334 dai Padri Carmelitani e sorge tra le odierne via Borghetto e piazza Casali, esattamente di fronte al complesso di San Sisto.
L’impianto originario, che nacque in forme semplici rispecchiando la tipica architettura degli ordini mendicanti, subì nel tempo numerose trasformazioni.
In seguito alla soppressione napoleonica degli ordini, la chiesa viene prima adibita ad ospedale (1805) e poi a magazzino e deposito di vari materiali della vicina caserma Umberto I.
Il convento, invece, divenne dal 1807 Pubblico Macello e, nel 1923, sede della organizzazione del Partito Nazionale Fascista.
Caserma Farnese – Campo Fratelli Daturi
Caserma di fanteria già nel periodo napoleonico e di proprietà del Genio Austriaco, Palazzo Farnese, con tutta l’area circostante e retrostante, è uno dei più antichi insediamenti militari della città. Di fianco si trovava il poligono e tutta l’area retrostante (il Campo Farnese, poi Campo Fratelli Daturi) era destinata ad esercitazioni ancora alla fine del XIX secolo. Sul lato occidentale si trovava la caserma Vittorio Emanuele II esistente in parte già agli inizi dell’Ottocento e consolidata a metà secolo come Caserma Nuova Reale, poi Nino Bixio. Il palazzo, saccheggiato di ogni avere già a metà Settecento e nel 1803, venne nuovamente depredato del poco che conteneva dalle truppe napoleoniche che vi installarono delle truppe di fanteria. Nel 1822 divenne caserma della guarnigione austriaca e dopo l’unità d’Italia ospitò al proprio interno il 26° Reggimento di fanteria della Brigata Bergamo. Denominata dai piacentini anche come Caserma di Cittadella, nel secolo successivo ospitò il 65° Reggimento fanteria che, durante la seconda guerra mondiale, inquadrato nella 101° Divisione di fanteria motorizzata Trieste, vi mantenne il proprio Deposito. Divenne infine ricovero dei senza tetto al termine della seconda guerra mondiale.
Complesso Benedettine
Caserma Pietro Cella – Caserma Jacopo Dal Verme
In via delle Benedettine, di fronte al precedente palazzo di Madama, sorse nella seconda metà del ‘600, per volere del duca Ranuccio II, la chiesa delle Benedettine, con una struttura costruita su di una pianta a croce greca, sormontata dalla cupola più grande della città. Venne chiusa definitivamente nel 1810 e consegnata al Genio Militare Austriaco che inglobò anche le aree di orto annesse e i fabbricati del convento; nel 1860 venne istituita una sottoscrizione popolare per restaurarla e riaprirla al culto, ma non avendo raccolto una somma sufficiente non se ne fece nulla e l’importo fu devoluto per l’erezione del monumento dedicato alla madonna in piazza del Duomo.
La chiesa con il relativo convento rimasero quindi ad uso militare fino al momento dell’unificazione d’Italia. Il nuovo governo ne fece la sede del Distretto militare di Piacenza.
Si parla di complesso delle Benedettine perché tutta l’area circostante divenne area militare: il convento fu adibito a distretto militare e a Deposito di due reggimenti di fanteria, gli edifici in affaccio al cantone dell’Abbondanza vennero adibiti a panificio militare (con relativo mulino per la macinazione del grano) e a magazzini di sussistenza per le caserme della città intera. L’intero complesso venne denominato successivamente caserma Vittorio Alfieri e dopo la prima guerra mondiale caserma Pietro Cella, mantenendo più o meno inalterate le proprie funzioni.
Proprio di fronte al complesso delle Benedettine si trova la caserma Jacopo Dal Verme, ex tribunale militare e, nella seconda guerra mondiale, officina per la riparazione delle carrozzerie dei carri armati, precedentemente denominata caserma Darmstadt. Ricavata nell’omonimo palazzo in via Trebbiola, prese il nome da Leopoldo Langravio di Assia Darmstadt, sposo in seconde nozze di Enrichetta d’Este, moglie dell’ultimo duca Farnese, Antonio. Costruito nella seconda metà del 1600 a lato del cortile principale del Palazzo di Madama, il palazzo venne acquisito dal Demanio militare con l’unità d’Italia, assieme al resto del complesso. L’8 settembre 1943 i complessi di via delle Benedettine si presentavano come un’importante area militare, dotata di materiali di sussistenza e commissariato molto utili anche alle truppe tedesche di occupazione.
Area Stradone Farnese
Caserma Sant’Anna
La chiesa di Sant’Anna fu iniziata nel 1324 dai Serviti e consacrata nel 1333. L’area era precedentemente occupata dalla piccola chiesa romanica di Santa Maria di Betlem, innalzata fuori le mura dagli Umiliati nel 1180. La posizione è storicamente significativa, infatti essa accoglieva chi entrava in Piacenza da oriente attraverso la “Strada Romea”. Nel XII secolo divenne un monastero affidato agli Umiliati; secondo la tradizione, il complesso monastico avrebbe addirittura ospitato nel Trecento San Rocco di Montpellier. Soppressa la congregazione dei Serviti dal Du Tillot nel 1769, dopo un non lungo periodo di chiusura la chiesa venne riaperta dalla congregazione di San Filippo Neri (1789). Chiusa ancora in epoca napoleonica (1806) e assegnata, insieme al convento, agli Ospizi Civili di Piacenza, la chiesa venne acquistata da un privato che, nel 1841, la cedette al carmelitano Adeodato Bonzi, il quale nel convento ospitò i suoi confratelli. Soppressi i Carmelitani nel 1866, chiesa e convento passarono in proprietà dello Stato, che due anni dopo la cedette al comune di Piacenza. Questi nel 1869 la offrì al Vescovo, in cambio della chiesa di San Salvatore, con relativo trasferimento del titolo parrocchiale. Il Comune stesso provvide a dotarla della casa canonica. Di proprietà privata al catasto Napoleonico, la chiesa e il corpo annesso, che si sviluppa verso via Caccialupo, rimasero aperti al culto fino a metà Ottocento dopodiché i corpi annessi divennero caserma militare di fanteria a partire già dall’ultimo ventennio del XIX sec., mente tra le due guerre fu sede di un reparto di carabinieri.
Caserma della Neve
Il catasto Napoleonico indica la struttura e gli orti annessi ad una proprietà privata, così come l’antico oratorio retrostante di Guastafredda e viene al tempo stesso già indicato come ex convento della Neve agli inizi dell’Ottocento. L’edificio appunto noto come caserma della Neve sorge come monastero di Santa Maria della Neve nel 1390 sull’antica via Francigena, a spese del nobile Leone Anguissola che ne fece dono alle monache Benedettine. Le prima informazioni sul complesso ecclesiale risalgono al 1470 in occasione dei lavori di ampliamento. Con l’ascesa di Napoleone e l’entrata in vigore del codice Napoleonico il convento di Santa Maria della Neve, come altri complessi monastici, venne soppresso. Divenne caserma della Neve negli ultimi decenni dell’Ottocento quando nel 1878 il Comune, divenuto proprietario del complesso, firmò una convenzione con il Genio Militare che lo destinava a ricovero di una brigata di artiglieria da fortezza. Ad inizio secolo divenne caserma Sforza Pallavicino, sede di alcune compagnie del 21° Reggimento Artiglieria campale, collocato nella caserma di Sant’Agostino, sempre sullo Stradone Farnese. Nel 1945 l’edificio venne restituito al Comune che lo mise a disposizione delle famiglie sfollate e senza tetto, destinazione che durò fino al 1977.
Caserma Generale Antonio Cantore
L’area compresa tra via Scalabrini e lo stradone Farnese, dopo l’unità d’Italia, divenne una delle principali aree a spiccata presenza militare, con le sue caserme collocate all’interno di precedenti edifici religiosi soppressi a inizio secolo da Napoleone.
Il monastero di Sant’Agostino, facente parte, con la chiesa e gli orti, di quel che nell’Ottocento era appellato quartiere Sant’Agostino, fu fondato dai Canonici Regolari Lateranensi che s’insediarono a Piacenza nel 1431 rilevando il complesso di San Benedetto e la chiesa di San Marco, nell’area dell’Arsenale Militare. I due immobili vennero tuttavia alienati nel 1547 per realizzare il castello voluto da Pier Luigi Farnese; in cambio i Lateranensi poterono demolire e ingrandire il convento di S. Giovanni e Paolo e il castello di Sant’Antonino posti sulla nuova Strada Farnesa.
La nuova costruzione fu progettata nel 1550; per primo fu realizzato il convento, mentre la chiesa fu terminata nel 1608. Nel XVIII secolo la chiesa subì diversi danni poiché utilizzata – assieme a San Sepolcro – come ospedale militare nelle guerre di Successione polacca e austriaca e nel 1796 dai Francesi.
Nel 1798 l’Ordine dei Lateranensi fu soppresso e l’intero complesso entrò nel prestito forzoso dovuto dal duca Ferdinando ai Francesi, del valore di ben 20 milioni di lire di Parma. Il complesso agostiniano entrò dapprima nel patrimonio dell’Ospedale di Parma, meno dotato di quello piacentino; nel 1828 fu comprato per metà dal Comune di Piacenza e per metà dagli Anguissola Scotti i quali, vent’anni dopo, lo cedettero a Domenico Baldini che, addirittura, ne voleva demolire la chiesa.
Il Comune l’acquistò nel 1856 e lo passò, col Foro Boario di via della Maddalena, nel 1863 al Governo in cambio della chiesa Santa Franca (oggi Teatro dei Filodrammatici), del Collegio (oggi Biblioteca Passerini Landi) e della Chiesa di San Pietro. Il destino di Sant’Agostino divenne così quello di caserma (prima col nome di Ferdinando di Savoia e poi di Generale Cantore) in cui venne collocato il 21° Reggimento Artiglieria Campale (costituito nel 1888 e denominato a fine anni ’30 21° Reggimento Artiglieria motorizzata “Trieste”).
Complesso Castello Farnesiano
Arsenale Militare
L’area del Castello Farnesiano è la più grande area militare della città di Piacenza. Nel 1547 Pierluigi Farnese fece demolire un intero quartiere per fare spazio all’area del castello che divenne ben presto il simbolo del potere politico e militare dei Duchi. Lo stesso Napoleone a fine XVIII sec. s’insediò nella cittadella fortificata facendone il quartier generale della propria artiglieria. Anche le guarnigioni austriache nel 1814 fecero del castello il proprio comando con una Direzione di artiglieria passata ad effetto di catasto al Genio austriaco. Con l’Unità d’Italia l’area ormai in disuso venne dapprima occupata dalla Direzione d’Artiglieria che, nel 1911, enucleando tre suoi Laboratori (Principale, Artifizi e Caricamento Proietti, quest’ultimo nell’area della Pertite, fuori porta Sant’Antonio), diede vita al secondo stabilimento militare, l’Officina Costruzioni d’Artiglieria, con quasi 700 fra operai e impiegati. Nel 1926 l’Officina divenne Arsenale Regio Esercito di Piacenza e, tra il 1936 e il 1939, in vista del secondo conflitto mondiale, venne ampliato con nuovi edifici realizzati nella vecchia Piazza del Castello (o Piazza d’Armi), in cui furono ospitati i reparti bocche da fuoco e affusti.
Alla data dell’8 settembre l’Arsenale era una importante realtà industriale-militare sia a livello locale che nazionale. Le maestranze erano cresciute esponenzialmente e tra di esse cominciavano a serpeggiare sentimenti antifascisti e antinazisti. Sotto il comando di personale militare del vicino 4° Reggimento Artiglieria d’Armata, venne organizzata la resistenza all’occupazione tedesca che si concretizzò nella battaglia di piazzale Genova in cui persero la vita diversi militari e civili. In seguito tutta l’area venne occupata dai tedeschi che la utilizzarono a scopo bellico per le unità presenti sul territorio italiano.
Direzione di Artiglieria
Fu il primo ente, dopo l’Unità d’Italia, ad essere insediato all’interno dell’area in cui era sorto il Castello farnesiano. Nel 1911 da essa venne distaccata l’Officina Costruzioni di Artiglieria che, nel 1926, divenne Arsenale Regio Esercito Piacenza.
Caserma Zanardi Landi
Edifica negli anni Trenta sulla spianata che una volta era stata la Piazza d’Armi del Castello Farnesiano, e costituita da un unico edificio rettangolare, venne destinata all’accasermamento del 4° Reggimento artiglieria d’Armata che alla data dell’8 settembre 1943 vi aveva sede. Da essa furono distaccate tutte le unità possibili al fine di resistere all’occupazione tedesca. Dopo la battaglia del 9 settembre, la caserma venne occupata dalle truppe tedesche.
Ospedale Militare Principale
Ancora prima dell’Unità d’Italia il Regno sabaudo avvertì la necessità di istituire nella città di Piacenza strutture idonee a supportare il proprio esercito ancora in guerra contro gli Austriaci. Fra queste un Ospedale Militare da erigere in luogo del bastione San Raimondo. La struttura iniziò la sua attività nel 1869 fino a diventare Ospedale militare principale della Divisione Piacenza nel 1884. Di fondamentale importanza nella prima e nella seconda guerra mondiale come nosocomio militare di retrovia.
Piazza d’armi del Castello Farnesiano
Area ormai semi abbandonata in cui era stato edificato il Castello farnesiano a fine Ottocento. Si trattava della spianata più ampia esistente nei pressi del centro cittadino (tra le attuali viale Malta, via Beverora, via Genova e via XXIV Maggio) a cui si accedeva dall’attuale viale Malta, all’altezza di Via Aperta del Castello. Data la sua straordinaria ampiezza, era utilizzata per parate militari a piedi e a cavallo e come area d’addestramento per i vari reggimenti di stanza a Piacenza.
Già nel 1872 il Comune aveva chiesto e ottenuto di poter utilizzare l’area del Castello farnesiano per un’annuale fiera del bestiame e per altre manifestazioni espositive.
Nel 1908, opportunamente attrezzata ed abbellita per l’occasione, fu utilizzata per l’allestimento della Grande Esposizione Nazionale organizzata in concomitanza con l’inaugurazione – presente il Re Vittorio Emanuele III – del primo ponte stradale sul Po.
Addirittura, nel marzo 1911 divenne aeroporto in occasione delle “Prime giornate di aviazione di Piacenza”, quando Giuseppe “Pippon” Rossi di Carpaneto, il primo piacentino a conseguire il brevetto di pilota d’aeroplano (Brevetto n° 27 del 10 ottobre 1910), sorvolò la città con i velivoli “Henry Farman, tipo corsa e tipo militare” (il campo d’aviazione di decollo, invece, sorgeva all’incirca nella zona detta del Poligono a Borgotrebbia).
Dopo la fine della prima guerra mondiale, l’area di Piazza del Castello venne tutta edificata e vi vennero costruiti i capannoni dell’Arsenale dell’Esercito, della Direzione d’Artiglieria e la caserma Zanardi Landi, mentre il citato Poligono di Borgotrebbia assunse a sua volta la denominazione di Piazza d’Armi su cui vennero in seguito costruite la caserma Artale e poi la Ciarpaglini.
Caserma Giuseppe Gerbaix de Sonnax
Da sempre caserma di fanteria, già nota col nome di Caserma Rovera, venne collocata nell’antico palazzo dei conti Scotti di Sarmato. Annessa alla caserma si trovava l’infermeria dei cavalli nella parte retrostante all’edificio principale che affaccia il fronte di via Castello. L’8 settembre del 1943 era nelle disponibilità del Deposito del 65° e del 66° Reggimento di fanteria della Divisione motorizzata Trieste e vi si trovavano diversi uomini di guarnigione.
Caserma Felice Gazzola
Ricavata all’interno del convento di San Bernardo, con l’Unità d’Italia divenne sede di magazzini militari ed alloggi all’interno della città di Piacenza.
Ospedale Morigi
Sia durante la prima che la seconda guerra mondiale l’Ospedale Militare Principale di Via Palmerio si dimostrò insufficiente a trattare tutti i feriti ed i malati delle varie unità del territorio. Per tale motivo fu necessario ricavare altri ospedali in alcuni edifici appositamente allestiti all’interno della città. Uno di questi fu l’edificio del Collegio Morigi che durante la seconda guerra mondiale venne adibito alla cura di un particolare tipo di malati: i prigionieri di guerra. La sera dell’8 settembre 1943, prima dell’arrivo dei tedeschi, quasi tutti i prigionieri ricoverati al Morigi si diedero alla fuga per non rischiare la deportazione in Germania.
Complesso via Emilia Pavese
Pertite
Area destinata a inizio Novecento alla costruzione dei capannoni e degli edifici del Laboratorio Caricamento Proietti, distaccato nel 1911 dalla Direzione d’Artiglieria.
Il 27 settembre 1928 si ebbe il primo grande incidente sul lavoro: l’esplosione dell’acido pirico provocò 13 morti e 3 feriti gravi.
Un secondo grave incidente avvenne l’8 agosto 1940: erano esattamente le 14.42 quando due tremendi scoppi causarono 47 vittime e numerosi feriti.
Alla data dell’8 settembre era una struttura industriale in piena attività, con maestranze civili e pochi militari nei ruoli direttivi e di comando.
Caserma Agostino Ciarpaglini
Nota oggi come Piazza d’Armi, l’area assunse questo nome tra le due guerre mondiali quando la Piazza d’Armi del Castello Farnesiano, in Viale Malta, venne edificata e vi vennero realizzati i capannoni e le officine dell’Arsenale Militare. Adibita ad esercitazioni militari di artiglieria e anche di volo aeroplani, divenne prima caserma Artale e poi, con le edificazioni di fine degli anni ’30, caserma Ciarpaglini.
Caserma Luigi Lusignani
Realizzata negli anni ’30 all’esterno della vecchia cinta muraria della città, lungo la Via Emilia Pavese in prossimità dell’abitato di Sant’Antonio, venne destinata ad ospitare reparti d’artiglieria e di artificieri in forza all’Arsenale e alla Pertite.
Complesso San Lazzaro
Casermette di Cavalleria
Già struttura militare al di fuori della cinta muraria cittadina in epoca austriaca, dopo l’Unità d’Italia venne adibita a sede di unità di cavalleria a difesa della piazzaforte di Piacenza, in prossimità di un forte austriaco posto sulla Via Emilia. Per le attività equestri vi si trovava anche un ampio campo ostacoli e di addestramento.
Con l’avvento della motorizzazione del Regio Esercito, dopo il 1910 divenne sede della 4° Compagnia Automobilisti enucleata dal 21° Reggimento Artiglieria situato alla caserma Ferdinando di Savoia.
Il compito assegnatole era quello di mobilitare e supportare, con l’uso di veicoli da trasporto leggeri e pesanti (principalmente di produzione Züst, con ruote a gavitelli in legno, ma anche FIAT e Isotta Fraschini) la IV Armata che avrebbe avuto come zona di operazioni durante la Grande guerra l’area delle Dolomiti, del Cadore e della Carnia. Nel 1919, a guerra ormai terminata, tutte le compagnie automobilistiche vennero sciolte e vennero creati i Centri Automobilistici. Uno di questi, il 3°, ebbe sede a Milano con una unità distaccata a Piacenza, proprio ai Molini degli Orti.
Stabilimento militare di San Lazzaro – Oare
Per il supporto delle Compagnie automobilisti d’Armata vennero appositamente costituiti quattro Depositi Centrali Automobilistici (uno per ogni Compagnia e ad essa vicino) con il compito di provvedere ai rifornimenti e alle riparazioni, anche mediante l’industria civile, ed a loro volta riforniti ogni quattro giorni dalla Direzione Tecnica Automobilistica di Torino.
Questi Depositi dovevano disporre pertanto di un’autonomia di 6 giornate “di radunata” e altrettante di “consumo normale”.
Ma già nel 1916, a causa della necessità di aderire con maggiore efficacia alle esigenze belliche delle Armate, specializzando i laboratori nell’esecuzione di determinate tipologie di riparazioni per tutti i veicoli dei parchi, i quattro depositi furono trasformati in stabilimenti distaccati di un unico Deposito Centrale Automobilistico, con sede in Bologna e con compiti di coordinamento e gestione delle attività riparative e rifornitive sull’intero parco automobilistico del Regio Esercito.
Il Comando del 4° Deposito Centrale Automobilistico di Piacenza, divenuto poi, come detto, 4° Stabilimento distaccato del Deposito Centrale Automobilistico di Bologna, di supporto alla 4° Compagnia automobilisti della IV° Armata, venne inizialmente dislocato in uffici posti in via San Bartolomeo 13, mentre i materiali automobilistici (veicoli, ricambi, semilavorati, residuati bellici, pneumatici, carburanti e lubrificanti) vennero accentrati nelle vicinanze della compagnia stessa, nei capannoni del genio militare in via Emilia parmense, nella frazione di San Lazzaro Alberoni.
La struttura, opportunamente attrezzata, divenne un vero e proprio stabilimento militare con maestranze e lavoratori civili arruolati in loco.
Le attività di riparazione veicoli proseguirono fino a tutta la seconda guerra mondiale, alle dipendenze dell’OARE (Officina Automobilistica Regio Esercito) di Bologna: dopo i combattimenti del 9 settembre i tedeschi occuparono lo stabilimento e continuarono a far lavorare le maestranze italiane fino al luglio 1944, quando i bombardamenti alleati ne distrussero la quasi totalità dei capannoni.
Stabilimento militare di San Lazzaro – MPR
Con l’avvicinarsi del secondo conflitto mondiale, lo stabilimento di San Lazzaro che ospitava la Sezione Staccata OARE venne ingrandito con nuovi capannoni per la realizzazione di un grande magazzino di ricambi. L’attività riparativa d’officina veniva così definitivamente separata da quella di approvvigionamento e rifornimento di ricambi, carburanti e lubrificanti. Nel medesimo insediamento, ed alle dipendenze della Sezione Staccata Officina Automobilistica Regio Esercito (SSOARE) di Piacenza, venne costituito un nuovo organo logistico esecutivo, il Magazzino Principale Ricambi (MPR), specializzato nel ricevere, conservare e spedire i materiali necessari alle grandi riparazioni di un certo numero di veicoli (serie complete di ricambi, contenute in cofani per compagnia, battaglione e carro officina, pneumatici, ferro, alluminio, ottone, verghe di stagno, pani di stagno e di rame) presso le unità operative in approntamento, mobilitate e le officine dei Centri Autieri impegnati a riparare i veicoli rientrati dall’Africa e dalla Spagna.
Con questa mole di attività in essere, si rese inoltre necessario sviluppare ed incrementare le strutture della Sezione OARE di San Lazzaro.
Nel 1939 vennero così terminati i lavori di costruzione di otto nuovi, moderni e ampi capannoni in laterizi, di una palazzina uffici con alloggio per il comandante, di un locale mensa con relativa dotazione, di un deposito carburanti di media capacità, con quattro cisterne ed un impianto di erogazione, e di quattro ampi cancelli da mettere in opera a quattro varchi del muro di cinta, limite della zona militare.
All’esterno della cinta muraria, in località “campo del ghiaccio”, su terreno ottenuto in locazione dal Collegio Alberoni, vennero realizzate alcune baracche in muratura, dotate di cucina e latrine, a favore dei militari di truppa ottenuti in rinforzo in previsione del prossimo conflitto.
Tra il 9 e il 10 settembre 1943 l’intero stabilimento (SSOARE e MPR) venne occupato dai tedeschi che, alloggiati all’interno del vicino Collegio Alberoni, continuarono le attività logistiche di riparazione e rifornimento con le maestranze italiane a favore delle proprie unità. Il 12 settembre 1943 il complesso militare di San Lazzaro assunse la denominazione di ZEL 1, Zentral Ersatzteil Lager 1 (che tradotto significava Magazzino Centrale Ricambi 1) fino ai pesanti bombardamenti del luglio 1944 quando la struttura venne abbandonata dalle maestranze perché oramai inservibile.
Ospedale militare Alberoni
Anche presso il Collegio Alberoni di San Lazzaro, durante la prima guerra mondiale, venne realizzato un ospedale territoriale per la cura dei feriti e dei malati rientrati con treni ospedale dal fronte.
La stessa cosa avvenne nella seconda guerra mondiale quando i due nosocomi succursali vennero destinati alla cura dei prigionieri di guerra,
L’ospedale militare che supportò le esigenze sanitarie dei campi per prigionieri di guerra stranieri nel territorio piacentino (a Montalbo, Veano, Rezzanello e Cortemaggiore) fu quello di Piacenza che, proprio per la cura dei prigionieri alleati che necessitavano di un particolare isolamento dal resto dei soldati italiani ammalati o infermi, allestì uno speciale padiglione di cura presso il Collegio Morigi di via Taverna (che rimase in servizio per quasi tutto il periodo bellico ed anche post bellico come Centro di assistenza sanitaria) e presso il Collegio Alberoni a San Lazzaro.
Al Collegio Alberoni venne così costituito l’Ospedale p.g. San Lazzaro Alberoni (reparto staccato dell’Ospedale militare di via Palmerio) che già dai primi mesi del 1941 rivolse le proprie cure principalmente ai prigionieri jugoslavi che, come visto, iniziarono ad arrivare nel campo di prigionia di Cortemaggiore proprio in quel periodo, seguiti immediatamente dopo dai prigionieri di guerra britannici e dei dominions inviati al campo di Rezzanello e poi di Montalbo (poi divenuti anche per prigionieri greci).
Già dalla sera dell’8 settembre quasi tutti i prigionieri ricoverati riuscirono a fuggire, tranne quelli non in condizione di muoversi che vennero catturati dai tedeschi qualche giorno dopo.
Altre strutture militari
Polveriera Forte Galleana
Da qui ebbe inizio la presenza austriaca a Piacenza terminata con il Trattato di Aquisgrana (1748) e ritornata solo dopo la parentesi napoleonica che consentì la riorganizzazione delle strutture difensive della città con l’istituzione di forti esterni alla cinta farnesiana in ogni direzione, tra cui appunto quello della Galleana. Ma, sebbene le fortificazioni austriache presenti nel parco abbiano una datazione intorno alla metà dell’Ottocento, le mappe evidenziano un iniziale contesto fortificato già durante la Battaglia di Piacenza del 1746. Oggi il fortino austriaco è di proprietà del Comune di Piacenza, che l’ha acquisito dal Ministero della Difesa nel 2003. L’edificio giace in pessime condizioni, divorato dalla flora, totalmente dimenticato da qualsiasi discorso di promozione turistica o storica.
Gli austriaci costruirono anche una polveriera nella Galleana, insieme ad altre collocate sulle principali vie di comunicazione (a San Rocco, a Borgoforte, sulla via Emilia e nell’area dell’ex Pertite). Nel corso del tempo, il deposito è stato oggetto di ampliamenti e modifiche, oltre alla violenta esplosione verificatasi nel 1943.
Torrione Borghetto
Insieme al gemello di porta Fodesta, questo torrione basso e largo serviva, una volta garantita la sicurezza verso l’esterno della città, a controllare la popolazione verso l’interno delle mura che spesso manifestava turbolenze antiaustriache. Entrambi costruiti dagli austriaci nel 1851, sono tra le principali opere di ingegneria militare della città: vennero posizionati a ridosso delle due porte a nord, quella dei quartieri bassi allora più popolati e più facilmente suggestionabili da spinte di rivolta. Divenne carcere preventivo agli inizi Novecento e, per via del suo sotterraneo, venne successivamente adibito a magazzino per la polvere da sparo. Alla data dell’8 settembre 1943 era sede di una unità di Difesa contraerea.
Torrione Fodesta
Eretto a metà ottocento dagli austriaci è uno dei simboli difensivi della città e sorge sull’antico sedime delle mura cinquecentesche, oggi ormai scomparse intorno ad esso. Il torrione sorge nei pressi dell’antica porta Fodesta che segnava la via più importante verso Milano già dai tempi dei romani. Lo scopo di questa fortificazione era quello di affrontare con la massima efficienza i conflitti moderni dell’epoca ma si rivelò ben presto anacronisticamente inutile contro le armi pesanti a lunga gittata. Per questo fu quasi da subito utilizzato come magazzino di vettovagliamento, vestiario, munizioni e di tutto quanto poteva servire alla vita della guarnigione occupante. I registri del Genio austriaco lo individuano come “caserma per truppa di passaggio” mentre dopo l’unità d’Italia venne utilizzato anche come prigione militare.
