Contesto storico

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Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943, in seguito all’occupazione di Pantelleria e Lampedusa, gli Angloamericani sbarcano in Sicilia infrangendo ogni residua speranza di fermare la campagna d’Italia. Da qui una serie di episodi che condurranno alla firma dell’armistizio.

Dopo la vittoria della “mozione Grandi” nella seduta del Gran Consiglio del fascismo del 24 luglio e il voto di sfiducia al Duce, Vittorio Emanuele III, consapevole dell’irreversibilità della situazione, riceve Mussolini a Villa Savoia, accoglie le sue dimissioni da capo del governo, ordinandone l’arresto.

La sera del 25 luglio viene annunciata via radio la sua sostituzione con il maresciallo Pietro Badoglio che pubblicamente garantisce la continuità dell’alleanza nazifascista, avviando nel frattempo trattative segrete con Londra e Washington, che portano, il 3 settembre alle 17.15, nell’accampamento alleato di Cassibile (Siracusa), alla firma dello «short armistice», apposta dai generali Giuseppe Castellano e Walter Bedell Smith, Capo di Stato Maggiore di Eisenhower: un documento in dodici punti che prevede l’immediata cessazione delle ostilità contro le forze angloamericane.

Nei quaranta giorni che trascorrono tra il «colpo di Stato» del 25 luglio e la firma di Cassibile del 3 settembre, le relazioni italotedesche non subiscono formalmente mutamenti, ma la Germania, allarmata dalla rimozione di Mussolini come garante della politica e degli interessi tedeschi, potenzia una serie di contromisure già previste: avvia una redistribuzione delle truppe presenti nella penisola e incentiva l’afflusso di nuovi reparti in modo che le forze germaniche sul territorio raddoppino; nei Balcani invece dispone l’assorbimento delle unità italiane nei comandi tedeschi. Dal maggio ‘43, Hitler e i suoi generali avevano pianificato il piano «Konstantin» per il disarmo delle truppe italiane dislocate nei Balcani e il piano «Alarich» per quelle presenti nella penisola e in Costa Azzurra, da applicare nel caso in cui il Regno d’Italia fosse uscito improvvisamente dallo schieramento delle Potenze dell’Asse. A partire dall’agosto del 1943 i due piani confluiscono nell’operazione «Achse».

Di fronte al dilagare delle truppe naziste nella penisola e parallelamente allo sviluppo dei contatti con gli angloamericani, a metà agosto lo stato maggiore italiano redige le istruzioni con le quali i comandi militari periferici affronteranno l’armistizio («Memorie 44 OP» e «45 OP»); il 6 settembre il comando supremo italiano, informato dell’armistizio di Cassibile, predispone i Promemoria n. 1 e n. 2. Tali documenti, fatti giungere in ritardo e incompleti ai generali, concedono autonomia ai comandanti militari nel caso che vengano aggrediti dai tedeschi.

Alle 19:45 dell’8 settembre 1943 il capo del governo italiano, il maresciallo Pietro Badoglio, rende pubblica via radio in Italia e all’estero la firma dell’armistizio tra il Regno d’Italia e le forze angloamericane, senza impartire norme di condotta al Regio Esercito.

L’indomani mattina, la famiglia reale, il Governo e le massime autorità dell’esercito abbandonano Roma per raggiungere Brindisi con l’intenzione di salvaguardare la continuità dello Stato.

La reazione del Comando germanico è pronta e rapida: tra la notte dell’8 e il mattino del 9 settembre le unità tedesche mettono in pratica il piano «Achse», dando avvio all’occupazione dell’Italia e al disarmo dei soldati che non passano immediatamente con i germanici.

L’esercito italiano, abbandonato a se stesso senza precise disposizioni e privo di direttive dalle alte gerarchie, si sbanda: i comandanti si trovano nella situazione di dover decidere come comportarsi in autonomia e i soldati cercano di sfuggire alla cattura mentre nella penisola si dispiega un vero e proprio apparato d’occupazione.

Su quasi due milioni di militari italiani, i tedeschi, dopo aver vinto i tentativi di resistenza armata di alcuni reparti, ne disarmano oltre la metà, deportandone 809.722: tutti coloro che non sono disposti a continuare la lotta al fianco dei tedeschi. Di questi, 197.000 aderiranno alla proposta di rimpatrio con relativo inquadramento negli organismi fascisti. Ma circa 615.000 rifiuteranno la collaborazione, venendo rinchiusi nei campi di prigionia e, in seguito all’Accordo Hitler-Mussolini del 20 settembre 1943, nei campi di internamento come IMI.