Catture in Italia-MAPPA ipertestuale

Dopo l’annuncio dell’armistizio la sera dell’8 settembre le unità tedesche, già presenti da tempo sulla penisola, iniziarono l’occupazione militare dell’Italia che vedeva ancora schierate sul suo territorio 26 divisioni del Regio Esercito. Tuttavia, governo e vertici militari lasciarono i vari comandi senza ordini precisi e nel caos totale che ne derivò, la mattina del 9 settembre molti dei militari in servizio abbandonarono le loro armi, le loro uniformi e tentarono la fuga verso le proprie abitazioni.
Alcuni comandi tentarono di resistere, come a Piacenza, ma dopo brevi ed impari combattimenti, furono dispersi o catturati dalle forze tedesche. Tra quelli in fuga, specialmente verso il sud già in mani alleate, molti vennero arrestati nelle stazioni ferroviarie o direttamente sui convogli ferroviari.
A tutti i prigionieri fatti nei giorni successivi all’8 settembre, si posero due alternative: o collaborare con le forze germaniche o rassegnarsi alla deportazione e all’internamento in Germania. I più preferirono questa soluzione, che li portò a divenire «internati» (e non prigionieri di guerra) affinché non potessero invocare l’applicazione delle garanzie giuridiche previste.
Coloro che poterono sottrarsi alla cattura andarono a costituire i primi nuclei del movimento partigiano. Pochi preferirono mimetizzarsi in attesa di tempi migliori.
Allo stato attuale degli studi, risulta che 1654 militari piacentini sono stati catturati sul suolo italiano.

Particolare di un pannello della mostra “Senza destino”, Isrec Piacenza, 2005

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Legenda della mappa ipertestuale:

  •  i puntatori neri e rossi a goccia segnalano i luoghi di cattura (comune, provincia, numero piacentini arrestati)
  • i cerchi verdi e gialli, che compaiono utilizzando lo zoom, indicano più luoghi in una stessa area e rimandano ai puntatori neri e rossi