L’esercito italiano al momento dell’armistizio

Le posizioni delle Divisioni militari italiane e i luoghi di cattura in Europa

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2° Armata

SLOVENIA, CROAZIA, DALMAZIA

L’11 aprile 1941, superato il confine, le unità della 2° Armata entrarono in territorio jugoslavo occupando, dopo brevi ma duri combattimenti Lubiana e Sussak e impadronendosi il 14 aprile di Sebenico ed il 15 aprile di Spalato. Il 16 aprile, una colonna proveniente da nord riuscì a sbloccare da una critica situazione il presidio italiano di Zara, circondato ed attaccato da tre direttrici e il 17 aprile la 2ª Armata si congiunse con i reparti italiani provenienti dall’Albania, stabilendo una linea di contatto sull’allineamento Ragusa-Trebigne-Bileca-Gaçkë. Il 18 aprile terminate le operazioni di guerra ebbe inizio l’attività organizzativa e di presidio del territorio occupato. La 2° Armata estese poi la propria influenza su Slovenia, Dalmazia e Croazia svolgendo un ruolo di forza di occupazione con compiti antiguerriglia contro le formazioni partigiane e di prevenzione per reprimere gli scontri etnici fra serbi e croati. Molte delle sue operazioni furono svolte in collaborazione con le truppe tedesche.

Nel corso del 1942 le unità alle dipendenze della 2° Armata, dislocate nei punti strategici del territorio occupato a protezione delle vie di comunicazione più importanti e dei centri di interesse politico, economico e sociale di rilievo, furono spesso chiamate a svolgere dure operazioni contro i partigiani jugoslavi.[2] Dal 9 maggio 1942, e fino al 15 maggio 1943, la 2° Armata cambiò la propria denominazione in Comando Superiore per le Forze Armate della Slovenia e della Dalmazia.

Nel corso del 1943 i reparti della 2ª Armata vennero sempre più impegnati nelle operazioni di controguerriglia.

Il 9 settembre 1943, in seguito all’armistizio dell’8 settembre, la 2° Armata cessò ogni attività e venne sciolta l’11 settembre a Lussinpiccolo.

Nel 1942 contava 235.000 uomini.

XI Corpo d’armata (Slovenia – Lubiana)

Lubiana – Slovenia

22° Divisione di fanteria “Cacciatori delle Alpi”

In seguito all’invasione della Jugoslavia ed all’occupazione italiana del Montenegro, il 12 luglio 1941 fu proclamato a Cettigne, sotto il protettorato dell’Italia, il Regno di Montenegro. Il 13 luglio la popolazione montenegrina insorse, sotto la guida del Colonnello dei Cetnici, Dragoljub Mihailović, del Partito Comunista Jugoslavo e di un gruppo di ex-ufficiali dell’esercito jugoslavo. In risposta all’occupazione delle campagne ed alla cattura di armi italiane, il Regio Esercito dispose il trasferimento in Montenegro il XIV Corpo d’Armata composto dalle divisioni “Emilia”,  “Pusteria”, “Puglie”, “Taro”, “Venezia” ed appunto la “Cacciatori delle Alpi”, a disposizione del governatore civile e militare Gen. C.A. Alessandro Pirzio Biroli.

La 22ª Divisione fanteria nel luglio del 1941 venne assegnata alla zona di Podgorica, poi a settembre in Dalmazia tra Spalato e Sebenico, dove partecipò ad un’ampia operazione di rastrellamento, integrata da numerose unità MVAC. Nell’ambito di queste operazioni la divisione si macchiò di efferati crimini di guerra per i quali Pirzio Biroli fu dichiarato “criminale di guerra” dalla RSFJ, pur senza che lo Stato italiano autorizzasse mai l’estradizione. A dicembre la divisione venne trasferita in Croazia a Metcovich, dove venne impiegata, da aprile a giugno 1942, nell’Operazione “Trio” contro i partigiani. Trasferita nella Provincia di Lubiana, annessa al Regno d’Italia, venne anche qui impiegata in grandi operazioni di polizia. Alla proclamazione dell’armistizio di Cassibile, la divisione si portò da Lubiana a Fiume, dove venne sciolta l’11 settembre 1943.

Novo Mesta – Slovenia

17° Divisione di fanteria “Isonzo”

Nel giugno 1940, all’entrata in guerra del Regno d’Italia, la divisione venne schierata a Postumia, allora appartenente all’Italia, dove rimanse fino all’inizio dell’invasione della Jugoslavia, nell’aprile 1941. Allora la grande unità entrò in territorio nemico, occupando l’11 aprile Lubiana e disponendosi a presidio dell’area e delle alture circostanti. Qui, come forza di occupazione, fu impiegata in operazioni di rastrellamento sul territorio croato, sloveno e, nel 1942, bosniaco. Il controllo svolto dai reparti, a causa della fortissima e sanguinosa resistenza partigiana nella Provincia di Lubiana, si limitò ai soli centri maggiori ed alle principali linee di comunicazione. Il 22 settembre 1942 una compagnia della “Isonzo” fu attaccata da una formazione partigiana croata che aveva sconfinato in Slovenia subendo 60 caduti e 24 dispersi.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la divisione iniziò a ripiegare da Novo Mesto verso Fiume, ma, intercettata da forze tedesche presso Kočevje, si sciolse l’11 settembre 1943. 

Karlovac – Croazia

57° Divisione di fanteria “Lombardia”

La Divisione entrò in azione l’8 aprile, varcando il confine l’11 aprile, proseguendo il 13 l’avanzata verso sud-est e stabilendo il 15 aprile presidi lungo un’ampia fascia costiera a Novi, Ledenice, Cirquenizza, Segna e Zuta Lovka.

Dopo la capitolazione della Jugoslavia, dalle posizioni raggiunte, la Divisione venne impiegata in operazioni di rastrellamento e bonifica del territorio occupato. Dal 9 ottobre al 9 novembre parte della Divisione partecipò ad una vasta azione antipartigiana al confine serbo-croato.

Per tutto il 1942, e fino all’8 settembre 1943, la Divisione “Lombardia” venne dislocata in una zona più interna, con compiti di ordine pubblico e controguerriglia che coinvolgevano anche le popolazioni civili conducendo un’aspra lotta contro formazioni di guerriglieri che diventavano sempre più numerose e attive. Le azioni della guerriglia, specie in Slovenia, si manifestavano oltre che con attività di disturbo contro presidi isolati e posti di blocco, o di danneggiamento di linee ferroviarie e ordinarie, anche con attacchi in forze effettuati con consistenti formazioni di molte centinaia di armati.

L’8 settembre 1943 in seguito alle vicende armistiziali la Divisione “Lombardia”, con il generale Pietro Scipione, venne sciolta.

V Corpo d’armata (Croazia – Cirquenizza)

Delnice – Croazia

153° Divisione di fanteria “Macerata”

Il 25 novembre 1941 si costituisce a Forlì la Divisione di fanteria Macerata che inquadra, oltre al 121º e 122º Reggimento Fanteria della vecchia brigata omonima, anche il 153° Rgt. Artiglieria da Campagna.

Dalla data di costituzione e fino alla fine dell’anno rimane dislocata nella zona di Forlì, Cesena, Bologna, Imola. Nei primi di giugno del 1942 riceve l’ordine di trasferirsi in Slovenia e viene dislocata nella zona di Cocevje – Ribnica. Il 9 giugno viene subito impegnata da nuclei partigiani attivi nella zona e varie località presidiate da reparti della divisione vengono sottoposte ad attacchi. Nei giorni successivi effettua azioni di rastrellamento nelle zone di Nekl – Livold – Vrtace – Rakitnica in risposta alle azioni di guerriglia. La Divisione viene di nuovo attaccata l’11 giugno nel caposaldo Dolga Vas – Salka Vas e il 14 contro i presidi di Mozelj, Kocarji e Crni Porok. In luglio opera nella zona di Sodrazica partecipando ad operazioni di rastrellamento di grande entità con altre unità. In agosto opera contro unità partigiane nel settore di Kriszna e in settembre nella conca di Crnomelj e fino al dicembre continua la sua attività di controllo della zona di giurisdizione con particolare riguardo alle vie di comunicazione.

Nel 1943 la Divisione resta nella zona di Cocevje sempre con compiti di controguerriglia fino a tutto il mese di aprile. Nella primi giorni di maggio si ridisloca in Croazia e assume il controllo della zona di Delnice – Ogulin. Nella seconda metà di maggio effettua rastrellamenti nella zona di Ramensko – Stubica – Drage, località dove si trovavano i partigiani che avevano attaccato la linea ferrata a Ticekvo. In giugno opera per snidare i guerriglieri dalle posizioni di Stari Laz, Rvna Gora, Cerovnik e dalle fortificazioni che erano riusciti a organizzare a Munjava, Rozici e Koceli. Dopo l’8 settembre ripiega dalla zona di Delnice- Ogulin (Croazia) e il 12 viene sciolta a Fiume in conseguenza degli eventi che determinarono l’armistizio.

Segna – Croazia

154° Divisione di fanteria “Murge”

Il 1º dicembre 1941 viene costituita, inquadrata nel VI Corpo d’armata, la 154ª Divisione fanteria di occupazione “Murge”, con in organico il 259º Reggimento fanteria “Murge”, il 260º Reggimento fanteria “Murge” ed il 154º Reggimento artiglieria “Murge”. Dopo l’invasione della Jugoslavia, dal 5 aprile 1942 la grande unità viene destinata all’occupazione dell’Erzegovina, dove si schierano a presidio di Mostar, Jablanica, Konjic, Cacko e Nevesinje. Costantemente impegnate contro la guerriglia partigiana, nella sanguinosa battaglia della Neretva del febbraio 1943 contro l’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia subisce gravi perdite, con il 259º Reggimento quasi distrutto; i capisaldi di Prozor, Jablanica e Drežnica sono attaccati e travolti dai partigiani della 2ª Brigata proletaria serba e della 5ª Brigata proletaria montenegrina.

La divisione viene riorganizzata dopo la sconfitta ricevendo il 311º Reggimento fanteria “Casale”, continua la lotta anti-partigiana nella regione della Lika, per trasferirsi poi, nel maggio 1943, sulle coste tra Ragusa e Trebinje con compiti di difesa costiera. Colta dall’armistizio di Cassibile tra Signo e Buccari, riesce a raggiungere Fiume il 14 settembre, dove la 154ª Divisione fanteria “Murge” si sciolse.

XVIII Corpo d’armata (Dalmazia – Zara)

Spalato – Croazia

15° Divisione di fanteria “Bergamo”

Nel giugno 1940, all’entrata in guerra del Regno d’Italia, la divisione, inquadrata nel V Corpo d’armata, è schierata nella provincia di Fiume, sulla linea Fiume-Bresa-S. Rocco di Clana. Nel 1941, in vista dell’invasione della Jugoslavia, viene rinforzata dalla 89ª Legione CC.NN. d’assalto “Etrusca” su due battaglioni. Il 6 aprile 1941 la grande unità entra in territorio nemico, occupando l’11 aprile Castua e Kostanje, il 12 aprile Buccari e, dirigendo sulla costa dalmata, il 16 aprile occupa Segna, Lokva e Zuta. Alla divisione vengono aggregati poi vari reparti di occupazione e battaglioni mobili territoriali. Con la fine delle ostilità i reparti della divisione si schierano, come forza di occupazione, a Macarsca, Livno, Signo Ernivizza, Ljubuški, Imoschi e Brazza, dove sono impegnate per tutto il 1942 in operazioni di rastrellamento, difesa costiera e controllo del territorio, in particolare nelle zone di conflitto tra serbi e croati. L’unità si scioglie il 9 settembre 1943 in seguito all’armistizio di Cassibile, dopo un tentativo di cooperare con i partigiani jugoslavi attuato parzialmente ed in modo confusionario vista la situazione negli alti comandi e le pressioni contrastanti tra partigiani titini e cetnici (filotedeschi); nel frattempo i tedeschi si avvicinavano alla città intimando la resa dapprima ai presidi periferici e poi alla stessa piazza di Spalato. Mentre Becuzzi si imbarca sulla torpediniera Aretusa lasciando la divisione stretta tra tedeschi e jugoslavi, molti tra gli ufficiali della divisione e vari altri ufficiali presenti sulla piazza di Spalato, assegnati ai comandi di corpo d’armata e compresi due generali, vengono fucilati dai tedeschi in quello che sarebbe passato alla storia come massacro di Treglia.

Zara – Croazia

158° Divisione di fanteria “Zara”

Il 1º gennaio 1936 fu costituito il Comando Truppe del Presidio di Zara, dipendente dal corpo d’armata di Firenze (VII), nell’allora italiana provincia di Zara, organizzato inizialmente su un Comando fronte a terra ed un Comando di artiglieria, con reparti provenienti da Regio Esercito, Guardia alla Frontiera e Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Tra le armi e le specialità del Regio Esercito, erano presenti anche Carabinieri Reali, bersaglieri ed una compagnia meccanizzata equipaggiata con carri L5/21 ed autoblindo Lancia 1Z.

Dall’inizio della seconda guerra mondiale, il Comando Truppe Zara è impegnato nella difesa dei due soli comuni della provincia, Zara e Lagosta, che costituivano un’enclave italiana in territorio croato. Quando, durante l’invasione della Jugoslavia, la 2ª Armata avanza dalla Venezia Giulia in territorio jugoslavo, il 12 aprile 1941 anche i reparti del Comando Truppe Zara entrano in azione occupando Zaravecchia, Nona, Obrovazzo, Bencovazzo, Scardona ed infine Tenin, dove entrano in contatto con la 133ª Divisione corazzata “Littorio”.

L’occupazione della Dalmazia consente a Mussolini di aggiungere un tassello al progetto della Grande Italia, con la costituzione, il 17 aprile 1941, del Governatorato di Dalmazia, unito al Regno d’Italia. Il governatorato ricade militarmente sotto la competenza del XVIII Corpo d’Armata,[2] ivi trasferito il 3 febbraio 1942, dal quale dipende il Comando Truppe Zara. Questo, il 1º settembre 1942 viene trasformato divisione di fanteria da occupazione, con il nominativo di 158ª Divisione fanteria “Zara”. La grande unità è ottenuta per riorganizzazione del personale e dei reparti del precedente comando, con la costituzione di due nuovi reggimenti di fanteria, il 291º ed il 292º Reggimento fanteria “Zara”, ed uno di artiglieria divisionale, il 158°.

La divisione si schiera sulla costa dalmata a Zara, Spalato, Castelli, Sebenico, Traù e sulle isole antistanti, coprendo anche le vie di comunicazione stradali e ferrate dell’interno. Nell’ambito dell’attività anti-partigiana, la divisione è duramente impegnata nel 1943 in pesanti scontri con la resistenza jugoslava. La 158ª Divisione fanteria “Zara” si scioglie il 9 settembre, in seguito all’armistizio di Cassibile. Il personale che non viene fatto prigioniero dalla Wehrmacht, si unisce alla resistenza, ad eccezione della 107ª Legione CC.NN. “Rismondo”, che si unisce ai tedeschi e viene poi integrata nell’Esercito Nazionale Repubblicano della Repubblica Sociale.

Zara – Croazia

1° Divisione celere “Eugenio di Savoia”

Allo scoppio della seconda guerra mondiale l’unità è dislocata in Friuli, esattamente da giugno ad agosto del 1940 a Spilimbergo e poi a Tricesimo, per spostarsi poi nel marzo del 1941 a ridosso del confine jugoslavo (San Daniele del Carso, Tomadio, Rifembergo) in vista dell’invasione di quello Stato. Il 30 dello stesso mese la divisione perde il Comando ed il II e III Gruppo motorizzati del 1º Reggimento artiglieria celere “Principe Eugenio di Savoia”, che vengono inviati in Africa settentrionale; la divisione, con in forza quindi solo il I Gruppo artiglieria a cavallo, guadagna però il 3 aprile successivo il 1º Reggimento “Nizza Cavalleria”. Il 13 aprile la divisione entra in territorio croato e, toccando Grobnic e Slunj, il 18 sosta nella zona di Dreznk per riorganizzarsi. Proseguendo l’avanzata raggiunge Ogulin, Senj e Gospić. A maggio presidia la zona di Karlovac, dove è impegnata in attività di rastrellamento e controguerriglia. Dal luglio del 1941 la divisione rimane senza la componente di artiglieria quando anche il I Gruppo artiglieria a cavallo viene ceduto per costituire il Reggimento Artiglieria a Cavallo, che verrà assegnato alla 3ª Divisione Celere “Principe Amedeo Duca d’Aosta”. Nell’ambito dell’attività antipartigiane, i reparti della “Eugenio di Savoia” sono coinvolti in scontri anche molto violenti come nel maggio del 1942 nelle zone di Prelisce, Netretić, Kupa e Guriaci, lungo la linea ferroviaria Zagabria-Karlovac. Nell’ottobre 1942 la divisione viene trasferita in Dalmazia, assumendo il controllo della zona Sebenico-Vodice. Anche in questa zona dall’inizio del 1943 si verificano aspri combattimenti, come a Corljevo, a Danilo, a Scardona, Bilizze e soprattutto a Zuta Lokva, presidio riconquistato con un’operazione in grande stile il 28 maggio. Nei mesi successivi la divisione non opera come grande unità, ma i suoi reparti vengono aggregati ad altre divisioni del V e XVIII Corpo d’armata, fino all’8 settembre, quando i tedeschi ed i partigiani impediscono alla divisione di concentrarsi a Fiume, come deciso dal Comando. La divisione celere si scioglie così il 13 settembre.

4° Armata

PROVENZA – St. Jean

Nel giugno 1938 a Roma venne costituito il Comando designato della 4° Armata, che nell’agosto 1939 divenne Comando 4ª Armata.

Il 10 giugno 1940, giorno dell’entrata in guerra dell’Regno d’Italia nel secondo conflitto mondiale, la 4° Armata, inquadrata nel Gruppo Armate Ovest, venne schierata lungo il confine francese, con il I Corpo d’Armata, il IV Corpo d’Armata e il Corpo d’Armata alpino, controllando il settore compreso tra il Monte Rosa e il Monviso. Dal 10 al 20 giugno, prese parte a sporadiche azioni per il possesso dei colli di confine e di alcuni punti di interesse tattico nella Valle dell’Arc e dell’Isère. Tuttavia, dal 20 giugno ebbe inizio il movimento di penetrazione nel territorio nemico e vennero conseguiti progressi territoriali in particolare nel settore Moncenisio-Bardonecchia, con l’occupazione della Rocca di Chardonnet, dell’abitato di Fournaux e nel settore del Monginevro. L’armistizio del 25 giugno arrestò la 4° Armata sulle posizioni raggiunte.

Al termine delle operazioni belliche contro la Francia le unità della 4° Armata rimasero di presidio in Piemonte e in Liguria, in attesa di altro impiego operativo, fino all’11 novembre 1942 quando, in previsione di un possibile sbarco nemico lungo le coste meridionali della Francia, la 4° Armata si portò in territorio francese a presidiare la zona del Delfinato, la Provenza e la Savoia, schierando il I, il XV e il XXII Corpo d’Armata fra Grenoble, Marsiglia e Nizza,  e proseguendo nell’attività di difesa antisbarco e di presidio del sud della Francia fino all’8 settembre 1943. In conseguenza delle vicende che seguirono l’armistizio di Cassibile, venne definitivamente sciolta a Caraglio, in provincia di Cuneo, il 12 settembre 1943.

XXII Corpo d’armata (Francia – Hyères)

Hyères – Francia

Trae origini dal XXII Corpo d’Armata costituito durante il primo conflitto mondiale in zona di guerra il 24 maggio 1916 e sciolto il 10 gennaio 1920.

Venne ricostituito a Tobruk il 15 settembre 1939 con le Divisioni “Catanzaro” e “3 Gennaio”.

Nel 1940, con l’inizio delle operazioni in Africa Settentrionale, il XXII Corpo d’Armata fu dislocato in Cirenaica, nell’area Acroma-Bir Hacheim-Bir el Gobi a sbarramento delle linee di penetrazione che, da est e sud-est, portavano alla piazzaforte di Tobruk. Nel mese di novembre, in previsione di un attacco nemico, venne schierato a difesa della piazzaforte e della litoranea fino a Gambut.

Il 6 gennaio 1941, cadde Bardia: colonne corazzate nemiche, con una veloce manovra avvolgente, isolarono Tobruk occupando le rotabili costiere e rendendo impossibili i rifornimenti alle unità rimaste nella sacca. Alle azioni di bombardamento aereonavale, ininterrotte dall’inizio dell’anno, l’avversario sovrappose anche quelle delle artiglierie terrestri che resero impossibili i rifornimenti ed estremamente pericolosa qualsiasi manovra dei presidi difensivi. Il 21 gennaio il nemico, rotto un tratto della fascia difensiva periferica, poté stringere gradualmente sul centro ed investire la cintura fortificata interna. La lotta si protrasse strenua fino al pomeriggio del 23, allorché gli ultimi nuclei di resistenza della Piazza di Tobruk cessarono di combattere. In questa data il Comando XXII Corpo d’Armata venne considerato sciolto per eventi bellici.

Ricostituito in Veneto il 10 maggio 1942 come XXII Corpo d’Armata, gli furono assegnate le Divisioni “Centauro” e la 2° Celere “Emanuele Filiberto Testa di Ferro”, col compito di assestarsi lungo il confine jugoslavo. Nel mese di settembre venne trasferito sul fronte occidentale in Piemonte dove assunse il controllo delle Divisioni “Mantova”, “Piacenza” e “Taro”. L’11 novembre, a seguito dello sbarco anglo-americano nel Nord Africa francese, il XXII Corpo d’Armata oltrepassò la linea di armistizio italo-francese, anche se con la sola Divisione “Taro”, e si stabilisce nel nizzardo. In seguito estese la sua giurisdizione su buona parte della Provenza inquadrando le Divisioni “Piave” e “Lupi di Toscana” ivi dislocate.

Nel 1943 rimase a presidio della Francia meridionale a difesa della costa mediterranea; nel mese di settembre inquadrò alle proprie dipendenze la Divisione “Taro” e il Comando della Piazza di Tolone fino al ricevimento dell’ordine di scioglimento pervenuto dal Comando della 4° Armata in conseguenza degli eventi determinati dall’armistizio.

Bormes – Francia

48° Divisione di fanteria “Taro”

Dopo la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, la divisione venne trasferita prima a Civitavecchia e poi a Bari per essere imbarcata (il 19 novembre) per Durazzo e subito essere impiegata sul fronte greco-albanese.

Il 1° dicembre i reparti della “Taro” si trovavano a Pogradec, con il 207° Reggimento aggregato alla 19° Divisione di fanteria “Venezia” e il 208° alla 53° Divisione di fanteria “Arezzo”, mentre il Comando di Divisione, inquadrando altre unità provvisorie, organizzava e presidiava una posizione a sbarramento della Valle del Shkumbini. L’11 dicembre, con il 208° Reggimento fanteria, il 225° Reggimento fanteria ed il 48° Reggimento artiglieria, la divisione venne schierata in prima linea nel settore di Guri Llenges-Dingen-fiume Shkumbini, e impegnata in continui combattimenti fino al gennaio del 1941; da febbraio, e fino al termine delle ostilità con la Grecia il 23 aprile, la divisione si occupò di respingere duri attacchi nemici e di effettuare anche contrattacchi per la riconquista di importanti capisaldi. A giugno la grande unità venne trasferita in Montenegro e schierata a presidio delle zone di Cettigne, Antivari, Nikšić, Danilovgrad e, dal 19 luglio, di Cattaro. Impegnata in operazioni di rastrellamento, ebbe scontri anche cruenti con i partigiani locali, soprattutto a febbraio-marzo 1942. Dopo la parentesi balcanica, la divisione rientrò in patria in agosto, dislocandosi nella zona di Alessandria-Novi Ligure, per poi essere trasferita in novembre in Francia meridionale, a nord di Tolone e lungo la costa nella zona di Cuers, tra Méounes-lès-Montrieux, Pierrefeu e Carnoules. In seguito agli eventi dell’8 settembre la divisione cessò ogni attività e venne sciolta.

Savoia – Francia

5° Divisione alpina “Pusteria”

Dopo che il 10 giugno 1940 l’Italia era entrata in guerra contro Francia e Regno Unito, la Divisione “Pusteria” fu impiegata lungo il confine occidentale del paese. Vi furono alcuni giorni di aspri e difficili combattimenti, su un terreno impervio e saldamente fortificato dai francesi, ma la divisione riuscì a entrare in Francia il 23 giugno, attestandosi sulla linea Col des Fourches – Lacs des Hommes. In luglio venne spostata a Mondovì.

Il 28 ottobre 1940 iniziò la guerra contro la Grecia e nell’ultima decade di novembre 1940 la divisione venne trasferita in Albania, dove giunse ai primi di dicembre. Assegnata alla 11° Armata di quel fronte, con i suoi reparti che vennero trasportati attraverso il mare Adriatico e sbarcati a Valona, prese parte alle operazioni sul fronte greco albanese fino al termine della guerra contro la Grecia. Come succedeva a tutti i nuovi battaglioni in arrivo dall’Italia, anche quelli della Divisione “Pusteria” vennero subito inviati al fronte, anche se privi di salmerie. Ai primi di dicembre del 1940 essa fu schierata, nell’ambito dell’VIII Corpo d’Armata, tra il Monte Chiarista e il Monte Tomori dove, pur incompleta, a partire dal 6 dicembre sostenne, fino al 28 gennaio 1941 sanguinosi combattimenti difensivi contro forze greche che minacciavano Berati attraverso la valle dell’Osum. Alla data del 9 dicembre 1940, con soli 2.500 uomini, la Divisione “Pusteria” teneva 25 km di fronte; il 5° Reggimento artiglieria non era ancora in linea mentre i battaglioni “Belluno” e “Bolzano” erano stati impegnati in altre zone.

Dal 2 all’11 marzo la Divisione “Pusteria” venne impegnata in diversi combattimenti tra Selanj e Dobrusha, prendendo parte il 12 aprile all’offensiva finale, dirigendosi a Leskovik ed occupando il 23 aprile Stratsami in territorio greco. A metà aprile 1941 l’intervento delle truppe tedesche dalle frontiere verso la Bulgaria causò la fine delle ostilità e il 27 aprile ebbe inizio il movimento di rientro in territorio albanese, che venne raggiunto il 3 maggio.

Nel frattempo, avendo le forze dell’Asse invaso la Jugoslavia, la Divisione “Pusteria” venne inviata a presidiare il Montenegro, trasferendosi il 16 luglio 1941 a Podgorica, con molti reparti che compirono il tragitto a piedi e disponendo presidi a Cettigne, Fiume, Pljevlja con compiti di controguerriglia anche a Dubovjci e Milonci.

Nell’agosto 1942 fece rientro in Italia nei pressi di La Spezia e nella seconda decade di novembre entrò in territorio francese, inviata nella zona dell’Alta Savoia e nelle Alpi Graie, con presidi a Grenoble, Chambery, Gap, Digne. L’8 settembre del 1943 la divisione si trovava tutta dislocata nella Francia sud-orientale, mentre, l’11 settembre, durante il rientro verso l’Italia, prese posizione di difesa contro i tedeschi sulla linea Monte Marta, Colle di Tenda, Monte Clapier; il giorno dopo, in seguito al dissolvimento del Regio Esercito, anche i reparti della Divisione “Pusteria” vennero sciolti e raggiunsero Cuneo, dove furono quindi circondati dai tedeschi con carri armati e mitragliatrici. Dato che la divisione era disarmata, diventò una facile preda, con una buona parte degli effettivi internati; i più fortunati riuscirono invece a fuggire.

Comando Gruppo Armate Est

ALBANIA, MONTENEGRO, ERZEGOVINA, GRECIA, ISOLE EGEO

Il comando del Gruppo Armate Est fu costituito il 1° settembre 1939: con sede a Roma e agli ordini del maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani, l’unità aveva la responsabilità della direzione strategica delle operazioni belliche nell’Italia nord-orientale. Dopo la nomina di Graziani a Capo di stato maggiore del Regio Esercito il 3 novembre 1939, la guida del Gruppo d’armate Est fu affidata al generale Camillo Grossi e la sede del comando fu spostata a Scodovacca in Friuli; al momento dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940, sotto la direzione del gruppo d’armate vi erano la 2° Armata del generale Vittorio Ambrosio schierata al confine jugoslavo da Tarvisio a Fiume, l’Armata del Po (poi 6° Armata) del generale Mario Vercellino in via di formazione in Lombardia e l’8° Armata del principe Adalberto di Savoia-Genova in radunata nella zona tra il Veneto meridionale e la Romagna. Senza aver preso parte ad alcuna operazione, il Comando del gruppo d’armate fu sciolto il 10 luglio 1940.

Il Gruppo Armate Est fu riattivato il 15 maggio 1943 agli ordini del generale Ezio Rosi: con sede a Tirana, il gruppo d’armate aveva la responsabilità strategica delle forze italiane dislocate nella zona dei Balcani, sia con funzione di contrasto a eventuali sbarchi delle forze degli Alleati lungo le coste balcaniche che di repressione delle forze guerrigliere jugoslave nelle retrovie. Il gruppo d’armate riuniva sotto di sé la 9° Armata del generale Lorenzo Dalmazzo schierata in Albania, l’11° Armata del generale Carlo Vecchiarelli, schierata in Grecia, il Comando Superiore Forze Armate Egeo responsabile della difesa del Dodecaneso italiano, il VI Corpo d’Armata in Bosnia e il XIV Corpo d’Armata in Montenegro; dall’agosto 1943 l’11° Armata di Vecchiarelli fu sottratta al controllo del gruppo d’armate e sottoposta al comando dell’Heeresgruppe E tedesco.

Dopo il proclama Badoglio dell’8 settembre 1943, che annunciava l’avvenuto armistizio dell’Italia con gli Alleati, le forze tedesche procedettero rapidamente al disarmo e alla cattura delle truppe italiane dislocate nei Balcani, nell’ambito della più ampia operazione Achse. Privo di istruzioni precise da parte dell’alto comando, Rosi avviò il 9 settembre delle trattative con il comandante tedesco, generale Lothar Rendulic, nel tentativo di strappare un accordo per un pacifico rientro in Italia dei reparti del suo gruppo d’armate; l’11 settembre, tuttavia, Rosi e l’intero comando del Gruppo d’Armate Est furono catturati con un colpo di mano dei reparti tedeschi, decretando così il dissolvimento della grande unità.

9° Armata

ALBANIA – Tirana

La 9° Armata venne ricostituita il 9 novembre 1940 a Pogradec, in Albania, per trasformazione del Comando Armata del Po inquadrando il XXVI Corpo d’Armata, già nella zona dell’alto Devoli, e il III Corpo d’Armata proveniente dall’Italia. Le due unità assunsero uno schieramento difensivo nel settore nord del confine greco-albanese, tra il Lago di Prespa ed Ersekë, a protezione della piana del Corciano. Alcuni reparti del III Corpo d’Armata vennero dislocati sulla riva occidentale del lago di Ocrida e a settentrione dello stesso, con compiti di sorveglianza del confine albanese-jugoslavo.

Nei primi giorni di novembre i greci attaccarono la zona settentrionale del settore della 9ª Armata dove, pur riuscendo ad intaccare la linea nei pressi di Bilisht, sul lago di Prespa, vennero contenuti dalle unità italiane. Il 13 dello stesso mese, nuovi ripetuti attacchi vennero portati dall’esercito greco con particolare veemenza lungo tutto il fronte della 9ª Armata; le penetrazioni dell’esercito greco sui fianchi del massiccio del Morova, situato al centro dello schieramento, e ad Erseke, posizione di saldatura con l’11ª Armata, costrinsero le unità italiane ad abbandonare la piana di Coriza e ad attestarsi su una linea più arretrata. Il 24 novembre, un violento attacco dell’esercito greco, portato in direzione del lago di Ocrida consentì ai greci, dopo una lotta protrattasi per quattro giorni, di impossessarsi della località di Pogradec.

L’8 dicembre lo schieramento della 9° Armata occupava una fascia compresa tra le sponde occidentali del lago di Ocrida e il massiccio del Tomori, e vani risultarono gli sforzi esercitati dai greci lungo la valle del Devoli e lungo la Val Tomorizza per aprirsi una via per Elbasan.

Dopo una ridotta attività invernale, nel mese di marzo del 1941 i combattimenti ripresero veementemente, in modo particolare dal 4 al 18 marzo, con la perdita e la riconquista di molte posizioni. Dal 30 marzo la 9° Armata assunse il compito di difendere il confine albanese-jugoslavo nel settore a protezione della piana di Scutari.

In seguito all’avvio dell’ostilità contro la Jugoslavia, unità della 9° Armata si attestarono sulla linea di confine iniziando l’avanzata nel territorio jugoslavo, lungo due assi di penetrazione, uno su Dibër e l’altro verso Struga, occupando le due località il 12 aprile.

Dopo l’armistizio chiesto dalla Jugoslavia il 18 aprile, le unità che avevano partecipato alle operazioni vennero impegnate in attività di rastrellamento e di presidio armato del territorio.

Le unità impegnate invece sul fronte greco-albanese passarono all’offensiva il 13 aprile occupando Korça dopo ripetuti combattimenti.

Dal 16 aprile tutto il fronte venne fatto convergere a est e la 9° Armata occupò nuovamente Ersekë raggiungendo il confine greco-albanese dalla zona dei laghi del Pindo.

Dal 1º luglio 1941, la 9° Armata, ampliati compiti e funzioni, cambiò la sua denominazione in Comando Superiore Forze Armate Albania, cedendo il III e il XXVI Corpo d’armata all’11° Armata e ricevendo in cambio in organico il IV e il XIV Corpo d’armata, assumendo in seguito alla trasformazione, l’incarico della difesa del territorio albanese, della Dalmazia meridionale. Il 1º dicembre, il XIV Corpo d’armata uscì dai ranghi della 9ª Armata, diventando autonomo e venne preposto al presidio del Montenegro e in cambio del XIV Corpo d’armata, la 9° Armata ricevette il XXV Corpo d’armata assumendo anche la giurisdizione sulle forze dislocate nelle Isole Ionie di Corfù, Santa Maura, Cefalonia e Zante.

Dal mese di febbraio 1942, il controllo delle isole Ionie venne trasferito all’11° Armata; per tutto il 1942 il Comando Superiore Forze Armate Albania continuò l’attività di coordinamento per la difesa territoriale e costiera dell’Albania.

Il 1º giugno 1943, a seguito di una riorganizzazione delle Forze Armate, il Comando Superiore Forze Armate Albania riprese la denominazione di 9° Armata con le sue unità a svolgere fino a settembre i tradizionali compiti difensivi e di presidio. Il 19 settembre 1943 in seguito agli avvenimenti determinati dall’armistizio il Comando della 9° Armata venne sciolto.

XXV Corpo d’armata (Albania – Elbasan)

Korcia – Albania

53° Divisione di fanteria “Arezzo”

Il 10 giugno 1940, all’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la divisione si trova schierata a copertura del confine jugoslavo. Dopo l’inizio delle ostilità contro la Grecia, il 30 ottobre alcuni reparti della divisione vennero inviati sul confine greco-albanese, nella zona di Peshkopi ed aggregati alla 19° Divisione di fanteria “Venezia”, mentre il resto della grande unità venne inviato sulla zona nord del fronte, nel settore Pogradec-Përrenjas.

Il 20 novembre tornò ad organici completi ed assume la responsabilità del settore Shkumbini. Qui, dopo aver resistito a pesanti contrattacchi greci, fu infine costretta, dal 2 dicembre, a ripiegare e ad attestarsi sul monte Kosica, che mantenne nonostante l’accanita spinta del nemico. La pressione aumentò di intensità dal 2 gennaio 1941 e la divisione continuò a perdere terreno, fino a quando, a causa delle perdite subite, il 20 febbraio tornò nelle retrovie per riordinarsi e dove venne assegnata alla riserva d’armata.

In vista dell’invasione della Jugoslavia, il 28 marzo venne schierata sulla frontiera jugoslava-albanese, a nord ovest del Lago di Ocrida, per entrare il 9 aprile in territorio nemico. Il giorno successivo strappò al nemico Struga ed Ocrida, in territorio macedone, attestandosi a nord sulla linea Vramiste-Trebeniste. Il 17 aprile venne richiamata in Albania per partecipare alle ultime fasi delle operazioni contro la Grecia. Dopo la fine delle ostilità venne destinata al presidio delle zone di Sarantaporos e di Belica, dove fu impegnata in operazioni di rastrellamento e controllo del territorio per tutto il 1942 ed il 1943.

Il 29 gennaio 1943 venne aggregato alla divisione il 343° Reggimento fanteria “Forlì”, costituito il 1° novembre 1941 a Cosenza dal deposito del 16° Reggimento fanteria “Savona”.

L’armistizio dell’8 settembre colse di sorpresa tutte le unità del Regio Esercito in tutti i teatri; la maggior parte di esse si sbandò e cadde prigioniera delle unità tedesche. Le unità dell’9° Armata ricevettero dal Comando Supremo l’ordine di raggiungere la costa in vista di un reimbarco verso la patria, finendo per scontrarsi con le unità tedesche che sbarravano loro la strada. I comandanti della 9° Armata e del Gruppo Armate Est, tennero un atteggiamento incerto ed attendista, che portò alla cattura di quattro delle sei divisioni in Albania. Le divisioni Parma, Puglie, Brennero e “Arezzo” cedettero le armi e furono sciolte, mentre la 41° Divisione “Firenze” e la 151° Divisione “Perugia” prima di disperdersi si scontrarono con i tedeschi.

L’8 settembre 1943 la Divisione “Arezzo”, era dislocata a Corizza (Korça), nell’Albania meridionale al confine con la Grecia.

Il 12 settembre, mentre a Corizza si stava organizzando il rientro delle unità, Benito Mussolini venne liberato dai paracadutisti tedeschi e portato in Germania per organizzare quella che fu proclamata il 23 settembre la Repubblica Sociale Italiana. A seguito di ciò l’atteggiamento dei militari del 3° Reich verso gli italiani si fece più aggressivo: venne chiesto loro di aderire alla RSI e di combattere al fianco dei tedeschi. L’adesione a tale invito da parte dei militari italiani fu scarsa. Tuttavia l’atteggiamento filo nazista di alcuni ufficiali del Regio Esercito indebolì la posizione dei dissidenti e incattivì i tedeschi.

Alle ore 21 del 17 settembre la 53ª Divisione fanteria “Arezzo” fu radunata e circondata da unità con autoblindo e mitragliatrici dell’esercito germanico. Il comandante tedesco minacciò aspre rappresaglie contro chi non si schierava a fianco dei tedeschi per continuare la guerra.  Pochi aderirono all’invito; gli ufficiali che si rifiutarono vennero fucilati mentre la truppa venne deportata nei campi di prigionia tedeschi.

Dibra – Albania

41° Divisione di fanteria “Firenze”

All’inizio della seconda guerra mondiale la divisione fu trasferita in Piemonte, tra Carmagnola, Poirino e Villanova d’Asti, dove rimase durante la battaglia delle Alpi Occidentali contro la Francia. In previsione dell’invasione della Jugoslavia, nel marzo del 1941 la Divisione “Firenze” venne trasferita in Albania e schierata a nord est del Lago di Ocrida.

Il 1° aprile si attestò a sbarramento della Val Raponi e a difesa del bacino del fiume Shkumbini e della piana di Elbasan. Con l’inizio delle ostilità, l’8 aprile respinse il nemico ed il giorno successivo passò al contrattacco, penetrando in profondità in territorio jugoslavo, occupando l’11 aprile Tupeci e la Valle Ostreni ed il 12 Debar.

Il 14 prese contatto con le truppe della Wehrmacht provenienti da nord e, concluse le operazioni, fu assegnata al presidio delle zone di Volko, Debar, Izvor, Struga e Ocrida. L’attività di presidio e rastrellamento procedette per tutto il 1942 e parte del 1943, estendendosi a cavallo del confine, nelle località macedoni di Gostivar, Struga, Debar e Mogorče ed in quelle albanesi di Peshkopi, Burreli, Elbasan, Librazhd e Qukës.

Colta di sorpresa dall’armistizio di Cassibile, insieme alle altre unità della 9° Armata, il suo comandante decise di sostenere la resistenza albanese e prese contatti con l’Esercito Albanese di Liberazione Nazionale. Per affrontare il nuovo tipo di lotta, il 28 settembre 1943 la Divisione “Firenze” venne sciolta; il comando si ricostituì come Comando Italiano Truppe alla Montagna, mentre i reparti furono riorganizzati in quattro Comandi Militari di Zona. I militari italiani della “Firenze”, ma anche alcuni superstiti della “Arezzo”, continuarono a resistere ed a condurre operazioni di guerriglia nelle zone di Qafa Shtames, Debar, Barbmesh e Daitj fino alla fine della guerra. Parte di questo personale diede vita alla Brigata Gramsci, anch’essa impegnata nei combattimenti contro i tedeschi a fianco degli albanesi.

IV Corpo d’armata (Albania – Durazzo)

Durazzo – Albania

11° Divisione di fanteria “Brennero”

Nel dicembre del 1940 la divisione venne inviata sul fronte greco, sbarcando a Valona il 24 del mese, inquadrata nel XXV Corpo della 11° Armata ed impiegata nel settore di Telepeni.

Sostenne il primo combattimento a Kurvelesh il 31 dicembre. Il 10 gennaio venne schierata in Val Salarjie insieme al 42° Reggimento di fanteria “Modena” della 37° Divisione “Modena”, il II Battaglione del 18° Reggimento di fanteria “Acqui” ed il Battaglione “Bolzano” dell’11° Reggimento alpini.

Nell’ambito del riordinamento del gennaio 1941 l’unità venne compresa nel 4° blocco insieme alle divisioni “Cuneo”, “Legnano”, “Lupi di Toscana”, “Pinerolo” e “Cacciatori delle Alpi”.

Durante la battaglia dell’Epiro, dal 7 al 23 aprile venne impegnata nella conquista di Kurvelesh. Terminate le operazioni belliche, la grande unità venne assegnata a compiti di occupazione, presidio del territorio e controguerriglia, inquadrata nel III Corpo della 11° Armata, per essere poi trasferita in Grecia.

Nel febbraio del 1943 la divisione venne ritrasferita in Albania, presso Durazzo. In seguito all’8 settembre 1943, la grande unità venne sciolta. Consegnate le armi ai tedeschi, buona parte dei suoi uomini riuscì a imbarcarsi per l’Italia; ad eccezione del III Battaglione del 231° Reggimento di fanteria “Avellino” di stanza a Porto Edda che si imbarcò per Corfù, dove seguirà le sorti di quel presidio, ed il I Battaglione del 231° Reggimento di fanteria “Avellino” che, insieme ad altri elementi isolati della divisione, si unì ai partigiani albanesi.

Valona – Albania

49° Divisione di fanteria “Parma”

Dopo l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la divisione venne inviata dal 12 settembre 1940 in Albania e dal mese successivo entrò in azione sul fronte greco-albanese a sud del Lago Prespa inquadrata nel VI Corpo d’Armata. Il 30 ottobre fu travolta dalla controffensiva greca ed iniziò ad indietreggiare cedendo al nemico le località di confine, fino a perdere, il 3 novembre, il Monte Kallogjerit, aprendo al nemico la strada della valle del Devoli.

La forte pressione delle unità greche costringe la “Parma” a ripiegare il 6 novembre su Bilishki, il 14 su Mengulasi, Monte Malit e Koshica, il 15 su Gjolet, il 16 su Prokomat, il 17 su Drenova, fino ad attestarsi, il 19, sulla sella di Boboshtices. A causa delle forti perdite, la divisione venne sostituita al fronte dalla 2ª Divisione alpina “Tridentina” e si portò nelle retrovie per riorganizzarsi; rientrò in linea il 12 dicembre successivo.

Si schierò nel settore della Val Tomorreza, tra Monte Mietes-Rehove-Milove-Mali Kulmake. Tra il 12 ed il 14 subì l’iniziativa nemica ed il 15 fu costretta ad arretrare su una linea più facilmente difensibile, che venne infranta tra il 30 ed il 31 dicembre; la divisione si ritirò ancora, attestandosi sulla linea Bregu Beshenik-Lemsushi-Monte Tomori.

Qui si arrivò ad una situazione di stallo, grazie alla strenua resistenza della divisione, che il 24 gennaio 1941 attaccò con successo Dobres e Bregu Saliut.

La divisione rimase in Albania come forza di occupazione e venne impiegata in attività di presidio, controguerriglia e difesa costiera.

La grande unità mantenne tali compiti fino all’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio di Cassibile, dal quale venne considerata definitivamente sciolta.

Argirocastro – Albania

151° Divisione di fanteria “Perugia”

A partire dal 1941, durante la seconda guerra mondiale, vennero costituite le divisioni di fanteria da occupazione; si trattava di normali divisioni di fanteria, prive solitamente della legione di camicie nere, le cui dotazioni prevedevano un numero inferiore di artiglierie ma una quantità maggiore di mitragliatrici. La denominazione “da occupazione” venne abolita nel 1942, ma rimasero comunque immutate le loro caratteristiche di organica e gli scopi operativi. Una di queste divisioni fu la 151° Divisione di fanteria “Perugia”, costituita a Perugia il 25 agosto del 1941 su base 129° e 130° Reggimento di fanteria “Perugia” e sul 151° Reggimento di artiglieria divisionale.

Il 9 dicembre la grande unità si imbarcò da Bari per Spalato, per assumere il controllo della costa e delle principali vie di comunicazione fino ai confini interni con l’Erzegovina e la Bosnia, con presidi a Spalato stessa, Sebenico, Traù e Signo. Dopo questo periodo di attività di rastrellamento e di pesanti combattimenti contro unità partigiane jugoslave, nel luglio del 1942 la divisione venne trasferita in Montenegro e schierata tra le Bocche di Cattaro ed il Lago di Scutari.

Nell’agosto del 1943 la divisione fu nuovamente trasferita, questa volta in Albania, nelle zone di Argirocastro, Klisura, Tepelenë e Delvina, dove rimase fino all’armistizio dell’8 settembre. Le forze divise in due della “Perugia”, dopo un primo tentativo di trasferimento, ostacolato da continui attacchi tedeschi e partigiani, rispettivamente da Argirocastro a Porto Edda e da Tepelenë a Valona, tentarono di convergere nella zona di Tepelenë. Durante questa manovra, il 14 settembre, si verificarono pesanti attacchi che, seppur rintuzzati, impedirono alle due formazioni di riunirsi.

Iniziò così una durissima marcia verso i porti di imbarco, nella quale i reparti, isolati e completamente circondati, furono dissanguati dalla Wehrmacht e dai partigiani intenzionati a catturare armi e mezzi. I reparti che raggiunsero Porto Edda furono infine catturati dai tedeschi, che tra il 3 ed il 5 ottobre fucilarono 120 ufficiali e sottufficiali sulla spiaggia di baia Limione, tra i quali lo stesso generale comandante, Ernesto Chiminello. Gli ultimi 32 ufficiali rimasti, dopo una fiera resistenza, furono anch’essi catturati e fucilati. La 151° Divisione fanteria “Perugia” venne definitivamente considerata sciolta il 7 ottobre 1943.

Circa 170 soldati superstiti si unirono al Battaglione Gramsci, formato dai resti di altre unità presenti in teatro (quali la 41° Divisione “Firenze” e 53° Divisione “Arezzo”). Tale battaglione (poi brigata) combatté inquadrato nell’Esercito Albanese di Liberazione Nazionale fino alla completa liberazione del paese, sfilando in armi a Tirana il 28 novembre 1944.

Prizren – Kosovo

38° Divisione di fanteria “Puglie” – Riserva

Durante la seconda guerra mondiale, nel febbraio 1941 venne trasferita in Albania ed il 5 marzo venne schierata sul fronte greco-albanese nel settore di Vai Desnizzes. Mandata tra il 9 marzo e l’11 all’attacco delle posizioni di Bregu Rapit e Spi Camarate, subì perdite tali da doversi riorganizzare a Ragusa.

Dal 1° aprile venne trasferita sul confine albanese-jugoslavo nel settore Qukës-Murre-Muhurr, sul Drin. Con l’inizio delle ostilità contro la Jugoslavia, la divisione venne impiegata per bloccare i tentativi di assalto nemici a Blate e Magellara, poi dall’11 aprile avanzò occupando Debar e riunendosi con le unità tedesche provenienti da nord. Dal 27 ai primi di maggio l’unità occupò (in territorio kosovaro) le località di Prizren, Dakovica, Peć, Orahovac, Štimlje e Srbica, dove rimase come forza di occupazione dopo il termine delle ostilità e per tutto il 1942.

I reparti continuano l’attività di presidio e rastrellamento fino all’8 settembre 1943, quando la Divisione “Puglie” si scioglie in conseguenza dell’armistizio di Cassibile.

11° Armata

GRECIA – Atene, Creta

 

ll Comando 11° Armata venne costituito il 9 novembre 1940 in Albania, per trasformazione del preesistente Comando Superiore Truppe Albania inquadrando l’VIII e il XXV Corpo d’Armata e destinato al settore meridionale della frontiera greco-albanese, per estendere successivamente il proprio schieramento dal massiccio del Pindo al Mar Ionio, con le unità dislocate oltre il confine albanese nel territorio dell’Epiro.

L’iniziale spinta offensiva dei reparti venne però compromessa dalla crisi verificatasi sulla frontiera macedone nella prima metà di novembre e dalla perdita di Ersekë, importante punto di saldatura con la 9° Armata, con i greci che, sfruttando la situazione a proprio favore, il 20 novembre attaccarono il fianco sinistro dello schieramento. Nel corso dei combattimenti sviluppati soprattutto nella zona di Konista, sul corridoio per Kalibaki, a Ponte di Perati, lungo il vallone del Sarantaporos e a cavallo della Vojussa, lo slancio offensivo dei greci venne dapprima frenato e poi arrestato.

La pressione delle unità greche si manifestò anche nel settore meridionale dove, il 23 novembre, un attacco portato alle spalle del fianco a mare della 11° Armata consigliò un arretramento della grande unità italiana, che nel mese di dicembre venne rinforzata con il IV Corpo d’Armata e dal Corpo d’armata speciale. I combattimenti si spostarono intorno ad Argirocastro, evacuata il 7 dicembre, e nella Valle dell’Osum, via di penetrazione per Berat, dove i greci, impadronitosi del passo Devris, costrinsero aliquote dell’ala sinistra dell’11° Armata a ripiegare sul massiccio del Tomori. I combattimenti furono particolarmente violenti anche lungo la dorsale del Kiarista e in corrispondenza del nodo stradale di Klisura nella Valle del Vojussa; nella Valle del Drino, pesanti attacchi diretti contro i pilastri difensivi del Mali Ormova e di Buzë-Devri, nonché in corrispondenza dell’area di Kurvelesh, costrinsero la difesa a qualche arretramento locale, ma non consentirono ai greci di raggiungere la via per Tepelenë obiettivo dell’attacco. In Val Shushitza e sul litorale le truppe greche il 12 dicembre, e nei giorni successivi, tentarono la rottura riuscendo soltanto a imporre lievi adeguamenti territoriali al fronte da Porto Palermo a Dermi e dalle posizioni di Chiafat e Drase a quelle di Vranište e Bolena.

All’inizio del 1941 le unità greche proseguirono l’offensiva sulla direttrice operativa Vojussa-Desnitsa, vincendo tra l’8 e il 9 gennaio la resistenza dei reparti italiani e superando gli ultimi capisaldi a protezione del passo di Klisura. Dal 26 al 30 gennaio, unità dell’11° Armata sferrarono decisi contrattacchi per la riconquista di Klisura, senza tuttavia conseguire esiti positivi a causa della violenta reazione greca. In febbraio venne combattuta la battaglia difensiva per Tepelenë nella quale i greci tentarono un estremo sforzo per avere ragione della difesa italiana, riuscendo ad impadronirsi delle vette dei monti Scindeli il 14 febbraio e l’8 marzo delle alture del Golico e del Trebeshina, ma la loro spinta offensiva si esaurì sulle conquiste di queste posizioni senza ottenere lo sperato sfondamento in direzione di Valona.

Il 9 marzo ebbe inizio la progettata controffensiva italiana, ribattezzata “offensiva di primavera” e lo stesso Benito Mussolini, giunto in Albania il 2 marzo, assistette all’inizio dell’attacco da un posto di osservazione vicino alle prime linee. La controffensiva italiana vide in prima fila l’11° Armata con i suoi corpi d’armata; circa 300 cannoni, seguiti poi dai bombardieri, colpirono ripetutamente le posizioni greche, aprendo la via all’attacco dell’VIII Corpo d’Armata del generale Gastone Gambara, sostenuto a sud-ovest dal XXV Corpo d’Armata del generale Carlo Rossi e a nord-est dal IV Corpo d’armata del generale Carlo Spatocco.

Dopo un inizio apparentemente confortante, l’attacco italiano segnò il passo e l’azione assunse l’aspetto di una battaglia di logoramento con ingenti perdite per entrambi i combattenti.

Con l’invasione tedesca della Grecia, per i greci la situazione precipitò e il 13 aprile ebbe inizio il cedimento dell’Esercito greco guidato dal generale Alexandros Papagos.

Le forze italiane si spinsero avanti nel vuoto lasciato dai greci in ritirata e, sebbene il morale e la coesione dei reparti greci peggiorassero di giorno in giorno, si verificarono ancora diverse azioni di retroguardia; il 14 aprile le truppe italiane rioccuparono Coriza, seguita il 18 aprile da Argirocastro. Il 23 aprile a Gianina venne siglato l’armistizio conclusivo delle ostilità sul fronte greco-albanese che imponeva sostanzialmente una resa incondizionata delle forze greche, firmato dal Tenente generale Georgios Tsolakoglu per la Grecia e il generale Alberto Ferrero per l’Italia.

A seguito dell’armistizio con la Grecia le unità dell’11° Armata vennero impiegate quali truppe di occupazione e controllo del territorio peninsulare ed insulare ellenico. Il 1° luglio 1941 l’11° Armata, ampliati compiti e funzioni operative, venne ridenominata Comando Superiore Forze Armate Grecia, assumendo alle proprie dipendenze il III e il XXVI Corpo d’Armata, perdendo il Corpo d’armata speciale e cedendo il 1° dicembre alla 9ª Armata il XXV Corpo d’Armata.

Il Comando Superiore Forze Armate Grecia, con sede ad Atene, fu passato in rassegna da Mussolini nel luglio del 1942; in quell’occasione il Duce visitò anche il Partenone, commentando “Bello. Ma piccolino”. Il Comando Superiore, oltre ad azioni di antiguerriglia, assunse anche compiti di difesa costiera del territorio greco e, dal mese di febbraio 1942, anche delle Isole Ionie.

Il 1° giugno 1943 assunse nuovamente la denominazione di Comando 11° Armata trasformandosi in una grande unità mista italo-tedesca inquadrando alle proprie dipendenze il III e il XXVI Corpo d’Armata italiano e il LXVIII Corpo d’Armata tedesco. Dal 28 luglio 1943 l’11° Armata venne assegnata operativamente alle dipendenze dell’Heeresgruppe E del Generaloberst Alexander Löhr con sede a Salonicco, proseguendo nei compiti di attività antiguerriglia e antisbarco fino all’8 settembre 1943.

Il Comando dell’11° Armata venne sciolto ad Atene il 18 settembre 1943 a seguito degli avvenimenti che seguirono all’armistizio dell’8 settembre. La contiguità con le unità tedesche che ne facevano parte favorì la cattura dei soldati italiani e il loro invio nei campi di prigionia tedeschi.

III Corpo d’armata (Grecia – Tebe)

Atene – Grecia

36° Divisione di fanteria “Forlì”

Il 10 giugno 1940 la divisione risultva dislocata lungo il confine italo-francese  a difesa del settore di Val Maira nell’Argentera, tra Rocca Peroni e Monte Maniglia. In un primo tempo mantenne un atteggiamento difensivo, ma il 22 giugno attaccò le posizioni nemiche della conca di Meyronne e del nodo stradale di Condamine, aggirando da nord le difese di Viraysse. Le posizioni fortificate di Bec du Lievre e Tête Dure caddero nelle mani della divisione e il 23 venne occupato Malboisset.
Nel 1941, ricevuti nuovi ordini, la divisione venne trasferita in Albania nei primi giorni di febbraio e a partire dal 12 febbraio si schierò in linea sul fronte greco-albanese nel settore Kalivaci-Dunica, in zona Valle Shkumini.

Il 20 febbraio ebbe il battesimo del fuoco sul fronte greco-albanese. I ripetuti violenti attacchi nemici contro i capisaldi del Monte Kosica e in Valle Kalicavi si infransero contro le posizioni occupate dai reparti della divisione. Il 10 aprile, nel corso dell’offensiva finale, la divisione, dopo essersi attestata in zona Vlocishta-Vashtenija, attaccò le posizioni di Bregu i Mucit-Pleu i Kieve e occupò le posizioni antistanti di Curi Gamjas e Hasnati e il 14 Leminoti e Leshunica.  Successivamente venne trasferita in Tessaglia nella zona di Larissa con compiti di presidio del territorio.

Nel 1942, partire dal mese di agosto, la divisione venne schierata a difesa delle coste e del territorio tra Larissa, Volo, Timawos, Partorià, Lamia.

Nel corso del 1943 viene rischierata più a sud rispetto alle precedenti posizioni e si stabilì tra Lamia, Amfiklia, Levadeia, Tebe, a difesa dei canali d’Atalanti e d’Euripo tra l’Attica e l’isola Eubea e del territorio attorno alla Piazza di Atene. A seguito dell’Armistizio italiano con gli Alleati, la Divisione si sciolse il giorno 16 settembre 1943.

Larissa – Grecia

24° Divisione di fanteria “Pinerolo”

Nel 1940 la Divisione “Pinerolo” venne inquadrata nel I Corpo d’Armata e schierata sull’arco alpino occidentale; durante la battaglia delle Alpi Occidentali la grande unità rimase in riserva nel settore Moncenisio-Bardonecchia.

La divisione viene poi inviata in Albania nel gennaio 1941 per rinforzare le posizioni italiane minacciate dalla controffensiva greca. Il 18 gennaio la divisione fu inviata a Berat e si schierò in prima linea presso Këlcyrë. Nel mese successivo fu impegnata in scontri per la difesa di Tepelenë. Dal 29 gennaio al 12 febbraio l’unità fu impegnata ininterrottamente in combattimenti nella zona di Bubesi. La divisione prese parte all’offensiva di primavera del 9 marzo: nonostante il terreno difficile e la forte presenza nemica, la divisione raggiunse l’obiettivo assegnatole occupando la regione del Cresciovs. L’8 aprile l’unità ricevette l’ordine di prendere parte alle operazioni contro Ocrida, in Macedonia, durante l’invasione tedesca della Jugoslavia.

Nel giugno 1941 la divisione fu trasferita a Larissa, in Tessaglia, come forza di occupazione e per debellare la bellicosa resistenza greca. Il 16 febbraio del 1943 un attacco partigiano contro un convoglio italiano provocò la morte di nove militi e l’unità sotto il comando del generale Cesare Benelli si rese colpevole della strage di Domenikon, nella quale furono fucilati per rappresaglia 150 civili greci.

L’attività antipartigiana continuò fino all’armistizio di Cassibile dell’8 settembre 1943. Nella confusione che pervase gli alti comandi in quei giorni, la “Pinerolo” fu l’unica divisione italiana di stanza sulla Grecia continentale a rifiutare di consegnare le armi ai tedeschi. Mentre le divisioni “Piemonte”, “Forli”, “Modena” e “Casale” si arrendevano, la “Pinerolo” difese Larissa dagli attacchi tedeschi, per poi ritirarsi sulla catena montuosa del Pindo, dove l’11 settembre 1943, a Pertula, si aggregò all’Esercito popolare greco di liberazione nella lotta contro i nazisti, non senza diffidenze da parte dei soldati locali. I partigiani greci disarmarono i militari italiani e li internarono in campi, pochi riuscirono a guadagnarsi la fiducia degli antifascisti greci, partecipando attivamente nella resistenza. Uno di questi ultimi fu il capitano Alfonso Volpi, che si era aggregato ai combattenti della ‘’Pinerolo’’ dopo l’armistizio.

VIII Corpo d’armata (Grecia – Agrinion)

Cefalonia, Argostoli, Corfù – Grecia

33° Divisione di fanteria “Acqui”

La divisione venne ricostituito nell’agosto 1939 e, allo scoppio della seconda guerra mondiale, venne dislocata prima in Piemonte, poi in Albania, per essere infine trasferita con compiti di presidio nelle Isole Ionie, ripartita tra Corfù, presidiata dal 18° Reggimento fanteria (comandato dal colonnello Luigi Lusignani), e da parte del 33° Reggimento artiglieria, e Cefalonia, in cui era acquartierato il resto.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 i tedeschi, per i quali Cefalonia aveva una rilevante importanza strategica, poiché controllava l’accesso al golfo di Corinto, avevano deciso di prendere con la forza il controllo dell’isola inviando un ultimatum al comando italiano, accompagnandolo con varie azioni belliche, come il disarmo di alcuni reparti e batterie isolati e la presa di prigionieri italiani.

Quando il generale Gandin, sentito comunque il parere delle truppe componenti il presidio, pur cosciente della difficoltà a resistere senza una catena logistica alle spalle, contro un nemico padrone della terraferma e dell’aria, rifiutò l’ultimatum tedesco, inviò ripetute e pressanti richieste d’aiuto allo Stato Maggiore (che allora si trovava a Bari, a circa 400 km di distanza) e venne quasi totalmente ignorato. L’unico a rispondere fu l’ammiraglio Giovanni Galati, comandante la piazza di Brindisi che dispose l’invio di due torpediniere, la Clio e la Sirio, stipate di viveri e munizioni, verso Cefalonia. Avuta notizia della partenza, il comando alleato ordinò perentoriamente di richiamare le navi. Così, dopo diversi giorni di combattimento, esaurite le munizioni per l’artiglieria e disarticolata l’unità dagli attacchi tedeschi, senza nessun appoggio da parte degli alleati (Brindisi, allora nell’Italia occupata dagli alleati dista oltre 300 km da Corfù, 400 da Cefalonia), avendo subito perdite elevate, il generale Gandin, decise di capitolare il 21 settembre.

Ma era comunque la resa di un reparto in uniforme, che obbediva a ordini legittimi, come quello di non cedere le armi e resistere a ogni aggressione, e ciò avrebbe dovuto assicurare ai prigionieri il rispetto della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra.

Subito dopo la resa, i tedeschi avviarono un indiscriminato massacro verso i soldati e ancora di più verso gli ufficiali italiani. Anche le truppe stanziate a Corfù, comandate dal colonnello Luigi Lusignani, che in un primo tempo avevano sopraffatto la guarnigione tedesca, dopo una lunga resistenza (i combattimenti durarono dal 13 al 26 settembre), furono travolte e anche qui gli ufficiali italiani, dopo la resa, furono oggetto di numerose fucilazioni nella fortezza dell’isola. Il corpo di Lusignani fu gettato in mare insieme a quello dei suoi ufficiali e mai più ritrovato.

Da allora, il nome della divisione è legato indissolubilmente al tremendo eccidio di Cefalonia messo in atto da parte dei tedeschi.

Missolungi, Attolikon – Grecia

56° Divisione di fanteria “Casale”

Alla data del 10 giugno 1940, giorno dell’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, la Divisione “Casale” era di stanza a Forlì.

A partire dal 14 marzo, le unità della Divisione iniziarono l’imbarco per l’Albania, raggiungendo le zone di operazioni sul fronte greco-albanese, inquadrate prima nel VI Corpo d’Armata (in Val Shushitza e poi a Tepeleni, nel settore della Vojussa) e inserite, a partire dal 20 marzo, nel XXV Corpo d’Armata.

In aprile la divisione prese parte all’inseguimento del nemico lungo la Conca di Luzzatti e la valle del fiume Dhrino, raggiungendo Argirocastro e poi il territorio greco a Hani-Delvinaki, dove prese contatto con una pattuglia germanica.

In maggio la grande unità venne dislocata oltre il fiume Kalamas a Sitsa, Negrades, Elea, e fu impiegata in azioni di rastrellamento e occupazione del territorio. Successivamente, nel 1942, fu inviata tra il golfo di Arta e il golfo di Patrasso, con presidi ad Agrinion, Amphilokia e Missolungi, e partecipò a operazioni di lotta alle formazioni partigiane greche a Agrinion, Katoki, Mussura, Krisovitza, Scutera e Sariadafino.

Nel corso del 1943 la Divisione risultava dislocata nella stessa zona dell’anno precedente e venne considerata sciolta a metà settembre in conseguenza dei fatti che determinarono l’armistizio dell’8 settembre, mentre alcuni reparti dell’11° Reggimento scelsero autonomamente di resistere ai tedeschi unendosi ai partigiani greci.

XXVI Corpo d’armata (Grecia – Gianina)

Epiro – Grecia

37° Divisione di fanteria “Modena”

Dopo l’invasione della Francia, la divisione venne dispiegata in Albania all’interno del XXV Corpo d’Armata. Venne riunita nella base operativa di Derviçian, a sud di Argirocastro, assieme alla 47° Divisione di fanteria “Bari”, sul fianco destro della 23° Divisione di fanteria “Ferrara”. Il 3 dicembre 1940 rilevò proprio la Divisione Ferrara, in quel momento in difficoltà. La Divisione “Modena” riuscì a respingere l’assalto iniziale delle truppe greche sul monte Maja e Buzë Derrit fino al 6 dicembre. Tuttavia i greci il 12 dicembre spostarono l’attacco verso il settore Progonat-Golëm, riuscendo velocemente a rompere le linee italiane. Vennero immediatamente dispiegate le riserve e la Divisione “Modena” riuscì a riconquistare le posizioni iniziali nel corso della notte. Fu tuttavia inutile, poiché i greci conquistarono nuovamente le posizioni italiane sul passo Golëm il giorno seguente, avanzando di 10 chilometri verso il monte Mali i Pleshevices. Allo stesso tempo, la perdita del Maja e Buzë Derrit da parte della divisione indebolì ciò che rimaneva della Divisione “Ferrara”, costringendola ad effettuare numerosi contrattacchi. Il 19 dicembre la “Modena” fissò una testa di ponte fra i villaggi di Gusmar e Lekdush nella municipalità di Kurvelesh, riuscendo a fermare l’avanzata greca. La posizione grande unità fu rinforzata a nord il 10 gennaio 1941 dal 232° Reggimento di fanteria della 11° Divisione “Brennero” e più tardi, durante la difesa di Tepelenë, dal 18° Reggimento della 33° Divisione “Acqui”.

Nei due mesi successivi, la “Modena” era attestata in un terreno quasi impenetrabile, che se da un lato semplificava la difesa, dall’altro causava difficoltà nei rifornimenti, con numerosi materiali urgenti (viveri, munizioni, armi, presidi sanitari) che dovevano essere paracadutati per via aerea. Il 9 e 10 marzo 1941 la “Modena” effettuò un attacco diversivo vicino a Progonat per isolare un’unità greca e impedire che alcuni rinforzi raggiungessero Kolonjë (nella Prefettura di Argirocastro), dove le unità italiane avevano sferrato l’attacco principale.

Il 13 e 14 aprile, a seguito del collasso della resistenza greca, la divisione “Modena” venne avanzata verso Golëm e Mali i Thate, nel distretto di Tepelenë.

Dopo la resa della Grecia, la 37 Divisione “Modena” venne utilizzata come forza d’occupazione nell’Epiro, da Gianina fino a Prevesa.

Tra i suoi compiti vi era la difesa proprio della pista d’atterraggio di Prevesa. In seguito all’Armistizio di Cassibile dell’8 settembre 1943, la Divisione “Modena” venne annientata in circostanze operative ancora poco chiare, e venne ufficialmente disciolta il 21 settembre 1943.

LVIII Corpo d’armata tedesco (Grecia – Vityna)

Tripolis – Grecia

59° Divisione di fanteria “Cagliari”

Nell’ultima decade del mese di gennaio 1941, la divisione venne trasferita in Albania e dislocata prima nella zona di Berat, dove ricevette il battesimo del fuoco l’8 febbraio, e poi, proseguendo verso Perpanit-Paraboar, nel settore compreso tra Chiaf e Bubesit e Proi Vibes, nella regione Tomori-Osum. Raggiunta la linea del fronte, nel corso di una robusta offensiva nemica le unità della divisione vennero impegnate nella difesa del settore. Fermato il nemico, la divisione lo impegnò in attacchi locali conquistando alcune importanti posizioni.

Il 13 marzo concorse con altre grandi unità all’azione su q. 731 di Monastero, quota che venne tenacemente contesa, mediante attacchi e contrattacchi di estrema violenza, sviluppatisi dal 14 al 19 marzo.

Il 14 aprile, nel corso dell’offensiva finale, operò contro le posizioni nemiche di Bregu Scialesit e Bregu Rapit e, dopo aver superato le resistenze nemiche, avanzò verso la Valle Desnizzes. Il 15 si attestò sul costone a nord del conteso Ponte di Klisura. Il 18 proseguì per Premeti e, continuando l’inseguimento del nemico ormai in rotta, il 20 raggiunge la località di Perati, dove venne ancora impegnata da retroguardie nemiche asserragliate sulle colline di Ponte Perati.

Dopo la cessazione delle ostilità con la Grecia, venne trasferita prima nella zona di Kalibaki e in giugno nel settore del Peloponneso meridionale.

Nel 1943 la divisione continuò il suo compito di presidio del Peloponneso mantenendo capisaldi nella zona di Tripolis, Sparta e Kalamata. In queste zone condusse operazioni di rastrellamento e di lotta antipartigiana fino all’8 settembre quando venne sciolta in conseguenza dei fatti che determinarono l’armistizio. Buona parte dei suoi effettivi venne catturata dalle unità tedesche e inviata nei campi di prigionia germanici.

Patrasso – Grecia

29° Divisione di fanteria “Piemonte”

Nel 1940 la Divisione risultava dislocata in Sicilia. Nel settembre venne inviata in Albania e all’inizio delle operazioni contro la Grecia fu schierata nel Korciano, nella zona di Pogradec, quale grande unità di riserva di Corpo d’Armata.

L’anno successivo la Divisione “Piemonte” rimase ancora in riserva nella zona di Pogradec; in marzo, dopo una breve permanenza su Mali Spadarit, sulla strada per Klisura, ritornò alle dipendenze della 9° Armata e venne schierata in Val Tomorreza.

In questa zona viene impegnata in combattimenti difensivi a Bregu i Matti e a Makan. Il 13 aprile, iniziata l’offensiva finale, attaccò con successo le posizioni di Korbiet fino a giungere al confine greco-albanese. Ultimate le operazioni di guerra la divisione si dislocò per un breve periodo nel Korciano, poi, in giugno, venne trasferita nel Peloponneso, nelle regioni dell’Argolide e dell’Acaia, disponendo presidi a Patrasso, Aigion, Platanos Arxoso e Pirgos.

Tra il ’42 e il ’43 la Divisione rimase dislocata in territorio di occupazione nel Peloponneso dove venne incaricata della sicurezza di quel territorio e della difesa delle sue coste. A tale scopo schierò le proprie unità a sbarramento del Canale di Corinto e organizzò una serie di presidi di controllo del territorio a Patrasso, Aigion, Platanos Arxoso, Pirgos. Svolse questo compito fino all’8 settembre. Il 2° Gruppo del 24° Reggimento artiglieria venne schierato a Zante, mentre un’altra unità di livello battaglione venne dislocata a Nauplia. La divisione venne sciolta l’11 settembre 1943 in conseguenza dei fatti che determinarono l’armistizio.

Neapolis – Grecia

51° Divisione di fanteria “Siena” (Isola di Creta)

Il 10 giugno 1940, la divisione risulta dislocata in Piemonte con compiti dì riserva. Nel mese di settembre viene trasferita in Albania dove dal 28 ottobre è dislocata fra Delvino e Konispoli, nel settore epirota, e opera fra Monte Stugara e Monte Sarakin, per concorrere all’attacco contro la città di Janina. Dal 1° novembre, la divisione tenta il forzamento del fiume Kalamas e dopo vari tentativi, il 6 novembre alcuni suoi reparti superano il fiume ma debbono poi assumere atteggiamento difensivo. Dal 14 dicembre respinge altri attacchi nel suo settore e il 19 si ritira sulla linea da Himara a Kallarat. A fine mese la grande unità è costretta a ripiegare sotto la spinta offensiva dei greci che mirano alla conquista del porto di Valona. La resistenza si stabilizza lungo la linea Mali Gramit-testata Val Shushitza-pendici nord del Mali Papatia dove si infrangono i rabbiosi attacchi dell’avversario. Il 26 dicembre le unità della “Siena”, fortemente provate dai combattimenti, vengono ritirate dal fronte e rilevate dalla Divisione “Acqui”.

Nel gennaio del 1941 la divisione ritorna in linea nella zona di Chiaff, di Chiciocut e di Monastero per essere nuovamente impegnata in aspri combattimenti che continuano ininterrotti fino all’8 febbraio quando viene ritirata dalla prima linea e inviata in riordinamento. Prende parte alla controffensiva italiana del 9 marzo e all’offensiva finale del mese di aprile. Terminate le operazioni di guerra le unità della divisione si raccolgono prima nella Valle dell’Osum e in maggio si trasferiscono nel Peloponneso costituendo presidi a Corinto, Nemea e Argos. A fine settembre la “Siena” inizia il trasferimento nell’isola di Creta dove è chiamata a svolgere compiti di presidio nella parte orientale.

Il 18 aprile 1943 reparti della divisione respingono un attacco di unità di assalto nemiche sbarcate di sorpresa nell’isolotto di Cufonisi. Si scioglie a Creta dopo l’8 settembre in conseguenza degli eventi che determinarono l’armistizio.

Kato Chorio – Grecia

51° Brigata Speciale “Lecce” (Isola di Creta)

La 51° Brigata Speciale “Lecce” fu costituita il 1° febbraio 1942 a Bari e arrivò il 1° marzo 1942 sull’isola di Creta. La brigata fu assegnata alla 51° Divisione di fanteria “Siena”, a cui fu assegnato il comando del contingente italiano del Comando italo-tedesco della Fortezza di Creta durante l’occupazione della Grecia da parte dell’Asse.

La brigata aveva il suo quartier generale a Kato Chorio ed era responsabile della difesa costiera della parte più orientale di Creta lungo la costa tra Ierapetra, Kalo Chorio, Sitia e Palaikastro. Dopo l’annuncio dell’armistizio di Cassibile, l’8 settembre 1943, la brigata si arrese ai tedeschi che disarmarono e catturarono tutti i suoi.

Comando Superiore Forze Armate Egeo

Dodecaneso – Rodi

Alla data dell’8 settembre 1943, l’Egeo – sede di un possedimento italiano comprendente le isole Sporadi e il Dodecaneso – è controllato da due divisioni italiane, (la “Regina” in Dodecaneso e la “Cuneo” nelle Sporadi settentrionali), poste sotto il controllo del Comando Superiore Forze Armate Egeo, dipendente dal Gruppo Armate Est fino all’armistizio e poi dal Comando Supremo.

Il Comando Superiore Forze Armate Egeo è tenuto dall’ammiraglio Igino Campioni, e ha sede a Rodi, l’isola principale, presidiata da circa 35.000 italiani e da 7.000 tedeschi. Anche a Rodi la notizia dell’armistizio giunge improvvisa, senza nessun preavviso del comando supremo.

Sull’isola si verificano alcuni scontri, soprattutto grazie all’iniziativa di pochi comandanti di reparto che ritengono doveroso resistere. Campioni, invece, intavola delle trattative con il comando tedesco, e alla fine decide di arrendersi, pur rifiutando di ordinare la resa ai reparti da lui dipendenti stanziati nelle altre isole. Viene deportato, consegnato alla RSI e fucilato a Parma il 24 maggio 1944, insieme all’ammiraglio Luigi Mascherpa, comandante sull’isola di Leros e artefice di un’opposizione armata ai tedeschi molto più significativa. Caduta Rodi in mani tedesche, le isole di Kos e Leros tentano di resistere al fianco dei britannici.

Il Dodecaneso viene occupato dai tedeschi fino alla fine della guerra. La brutale strategia di occupazione da parte dei reparti del Reich, sostenuti da collaborazionisti italiani, avrà numerose vittime tra i soldati (molti dei quali internati, in condizioni durissime, sull’isola stessa) e la popolazione. In particolare, la comunità ebraica di Rodi e Kos verrà interamente deportata nei lager nell’estate del 1944, e là scomparirà.

All’indomani dell’armistizio, il generale Mario Soldarelli, comandante della Divisione Cuneo e capo delle forze armate italiane nell’Egeo orientale, di stanza a Samo, deciso a rispettare i termini dell’accordo con gli anglo-americani, incontrò tuttavia notevoli difficoltà a far accettare questa situazione da un gruppo di irriducibili Camicie Nere che si erano rifugiate ad Icaria. Temendo spargimenti di sangue fra le Camicie Nere e i militanti ellenici, Soldarelli si accordò con l’agente britannico del SOE Michael Parish, e lo inviò ad Icaria per cercare di evitare conflitti.

Parish giunse ad Armenistis il 18 settembre su un battello italiano accompagnato dal Generale di brigata Eugenio Pejrolo, dal colonnello David Pawson, dall’ammiraglio Levidas, rappresentante del governo greco a Smirne, e da George Pasvanes, rappresentante delle unità elleniche di liberazione. Parish si recò quindi ad Evdilos e Agios Kirykos e parlò sia con i rappresentanti con i greci che con le Camicie Nere, spiegando loro che ora il nemico era la Germania e che greci e italiani dovevano unire i loro sforzi contro di essi, quindi ripartì da solo per Samo. Per sua sfortuna filtrò la notizia che Mussolini era stato liberato e aveva annullato gli accordi dell’armistizio. Egli fu pertanto arrestato dalle Camicie Nere e si seppe successivamente che fu trasferito in prigionia in Germania. Successivamente Soldarelli informò che sotto il suo comando gli accordi restavano validi, con grande delusione delle Camicie Nere, che provarono a reagire, ma senza nessun appoggio ne da terra ne dal mare.

 

SAMO, CICLADI, SPORADI

L’armistizio con l’Italia fece di Samo e Icaria i primi territori greci liberati. In attesa della reazione germanica, il Governo greco in esilio inviò a Samo i suoi rappresentanti, invitando l’EAM di Icaria a inviare a Samo i suoi delegati. Con il supporto del governo greco di Samo, gli Icariani elessero un consiglio provvisorio, costituito in pratica da rappresentanti dell’EAM, con ampie funzioni legislative e giudiziarie.

Il 26 settembre venne inviato sull’isola il capitano John Pyke al comando di trentasei soldati britannici del Royal West Kent Regiment. Gli obiettivi di Pyke erano quelli di stabilire un rapporto di cooperazione con i guerriglieri dall’EAM e convincere gli italiani a collaborare con i greci contro i tedeschi. Dopo un mese di tentativi e permanenza sull’isola Pyke capì che questi obiettivi erano irraggiungibili per due motivi: i greci erano fomentati dai membri dell’EAM per lo più comunisti e fortemente anti-britannici e gli italiani rimasti sull’isola erano quasi tutte Camicie Nere assolutamente contrarie a combattere contro i tedeschi. Egli chiese pertanto di essere rimosso dal suo incarico, ma non fu accontentato.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, i tedeschi, che temevano questa possibilità, ed avevano preparato dei piani al riguardo, avviarono una serie di operazioni, che videro la stretta collaborazione fra unità dell’esercito e dell’aviazione, per riconquistare le isole italiane, ed in poche settimane le ripresero tutte.

L’11 settembre venne occupata Rodi, il 26 settembre avviarono l’Operazione Leopardo per la conquista di Leros che capitolò il 16 novembre, il 4 ottobre conquistarono l’isola di Kos (Operazione Orso Polare Unternehmen Eisbär) e il 12 novembre lanciarono l’Operazione Poseidon per la conquista di Samo. Il 17 novembre l’isola fu bombardata dagli Stukas dello squadrone d’assalto Sturzkampfgeschwader 3 del capitano Helmut Nauman, che fece gravi danni nei porti di Vathy e Tigani distruggendo strade, infrastrutture e abitazioni. La dimostrazione di forza tedesca convinse il generale Maitland Wilson del quartiere generale del Cairo che ordinò così al generale Hall, comandante delle truppe britanniche a Samo, di evacuare immediatamente l’isola. Il giorno successivo cominciò l’evacuazione: circa cinquecento soldati britannici, molti italiani e alcuni guerriglieri dell’EAM, si rifugiarono in Turchia. Il 23 novembre le truppe tedesche entrarono a Samo e occuparono l’isola praticamente senza spargimento di sangue.

I tedeschi arrivarono ad Agios Kirykos la mattina del 18 novembre. Il capitano Pyke, che aveva previsto questa ipotesi, scappò a piedi e attraversò tutta l’isola fino a Evdilos dove teneva un caicco libero. Avvisò quindi gli italiani filo-britannici, che scapparono sulle montagne, e il 19 lasciò l’isola diretto a Cesme in Turchia. I tedeschi sbarcati erano circa un centinaio, comandati da un certo capitano Kostas che parlava bene il greco e si diceva fosse originario di Smirne o Patrasso, anche se trasferitosi Germania da molti anni. Kostas fece un breve giro dell’isola, prese in custodia gli italiani e bruciò le case dei simpatizzanti EAM, prima di ripartire il 25 novembre. Per i successivi sette mesi i tedeschi non tornarono sull’isola. Kostas aveva in dotazione una torpediniera pesantemente armata con la quale pattugliava il canale tra Icaria e Samo fermando le navi che lo attraversavano cercando membri dell’EAM e sequestrando parte del carico per suo tornaconto. Durante il suo soggiorno sull’isola Kostas arrestò molti appartenenti e simpatizzanti dell’EAM i cui nomi gli venivano forniti da un gruppo di delatori e collaborazionisti greci chiamati in gergo roufianoi.

Alla fine di agosto 1944 i tedeschi cominciarono a ritirarsi dall’Egeo, ma di questo a Icaria non si sapeva nulla. L’11 settembre i tedeschi lasciarono nuovamente Icaria, ma gli icariani non sapevano se fosse una partenza definitiva o meno, come già accaduto in passato. Verso la metà di settembre capirono che erano davvero scomparsi dall’area e quindi i combattenti dell’EAM scesero dalle montagne in cui si erano rifugiati per lungo tempo e ripresero possesso dell’isola, ridotta ad un ammasso di macerie e con gli abitanti emaciati per la fame e coperti di stracci.

 

DODECANESO

Dopo l’8 settembre 1943 il Dodecaneso venne attaccato dai tedeschi che non volevano fornire agli Alleati una base operativa per l’occupazione della Grecia. La Divisione d’assalto Rhodos, comandata dal generale Ulrich Kleemann riuscì a conquistare le isole grazie ad un insieme di azioni di forza e tattiche dilatorie, tra il 9 settembre e il 17 novembre 1943.

Tutto ciò fu possibile anche grazie alla scarsa iniziativa del comando italiano, data l’ambiguità del proclama armistiziale che aveva generato solo confusione lungo le varie catene di comando. Gli scontri del 9/10 settembre 1943 fra le truppe italiane e quelle germaniche furono a tratti aspri, ma la resa imposta dal Governatore Campioni e la sua repentina cattura da parte dei tedeschi resero vano ogni sforzo delle truppe italiane nel capoluogo del possedimento.

Inizialmente non furono attaccate le isole a nord di Rodi e in particolare Coo (che cadde il 4 ottobre) e Lero (con la più importante base navale italiana nell’Egeo), rimasta in mano italiana fino al 17 novembre 1943, difesa dalle forze italiane di guarnigione comandate dal contrammiraglio Luigi Mascherpa, e da rinforzi inviati dagli Alleati. Dopo la resa di Lero furono abbandonate dai soldati italiani anche le due ultime isole in possesso degli italiani, Lisso e Patmo.

Sorte diversa toccò a Castelrosso. Quando l’Italia capitolò, il 10 settembre 1943, l’isola fu occupata dalle forze britanniche, che ne conservarono il possesso per il resto del conflitto. I soldati italiani lasciarono l’isola il 28 settembre 1943.

Il governatore, ammiraglio Inigo Campioni, rimase in carica fino al 18 settembre 1943 in qualità di governatore civile, dopo aver ordinato la resa della guarnigione italiana di Rodi, per poi essere deportato. Venne sostituito dal vicegovernatore Iginio Ugo Faralli, che governò le isole nel nome della R.S.I. fino al 1945. Il potere dispositivo e di controllo della popolazione passò all’esercito di occupazione tedesco, comandato dai generali Ulrich Kleemann (1943-1944) e Otto Wagener (1944-1945), attivamente sostenuti da elementi fascisti e repubblichini.

Nel luglio del 1944 vennero arrestati gli ebrei sefarditi (circa 1815), quasi tutti provenienti da Rodi, tranne un piccolo gruppo di Coo. Scamparono alla deportazione circa 50 ebrei di nazionalità turca, che furono trasportati nell’allora neutrale Turchia. I restanti furono inviati nei campi in Germania, con tre navi da Rodi ed una da Coo. Di questi solo 178 tornarono dai campi di sterminio. I sopravvissuti, formalmente di nazionalità italiana dopo il 1948, non trovarono né a Rodi né in Italia una accoglienza adeguata. Le proprietà ebraiche vennero requisite dal governo italiano e ridistribuite alla cittadinanza italiana nel 1944: la popolazione greca di Rodi prese possesso delle proprietà abbandonate in seguito al rientro degli italiani.

Gli ebrei di Rodi erano per la maggior parte sudditi italiani, non avendo optato per la cittadinanza turca o greca in seguito al Trattato di Losanna, ma una ristretta minoranza si avvalse della possibilità di diventare italiana a pieno titolo prima degli anni ’30. Questo status non valse loro alcuna protezione in occasione della deportazione né al loro ritorno a Rodi o in Italia.

Samo – Grecia

6° Divisione di fanteria “Cuneo”

Il 10 giugno 1940 è schierata sul fronte alpino occidentale come riserva di Corpo d’Armata sulla linea Limonetto-Limone Piemonte-Robilante. All’inizio delle operazioni, il 21 giugno si porta Briga Marittima-Tenda-San Dalmazzo di Tenda, coprendo la 3° Divisione di fanteria “Ravenna” ma non prende parte alle operazioni per il sopraggiungere dell’Armistizio di Villa Incisa del 24 dello stesso mese. Il 28 dicembre 1940 la divisione sbarca a Valona e si porta sul confine greco-albanese: il 7° Reggimento si schiera in Val Shushitza aggregata alla Divisione Alpina Speciale, mentre l’8° si trasferisce a Berat con l’VIII Corpo d’Armata; rientreranno entrambi nei ranghi della divisione solo a febbraio 1941.

Nel frattempo il comando divisionale assume il controllo di altri reparti, con i quali, tra il 28 dicembre ed il 31 gennaio, si oppone ai greci sul passo Llogora, bloccandone l’avanzata verso Valona. Il 14 aprile la divisione, con i suoi reparti organici, passa all’offensiva su tutto il settore, travolgendo le difese costiere tra Himara, Spilea e Porto Palermo. Il 19 aprile avanza verso Piqerasi, per poi conquistare Saranda sia via terra, sia via mare con unità della divisione sbarcate dalla Regia Marina. Il 23 aprile si attesta a Konispol. Finite le operazioni di guerra, la divisione viene dislocata prima a Igumenizza e Paramythia, in Epiro, e poi a Missolungie Wasiliki. A luglio viene inserita nel Comando Superiore Forze Armate Egeo ed assegnata al presidio delle isole Cicladi, di Samo (sede del comando), Nasso e Nicaria, dove svolge attività di presidio e difesa costiera fino all’8 settembre. Dal 9 settembre alla fine di novembre partecipa con reparti inglesi e partigiani greci alla difesa delle isole dalle forze tedesche, per poi ripiegare, dal 21 novembre, su Kuşadası in Turchia. Il personale viene internato dagli Alleati a El Burreij, vicino Gaza, in Palestina.

Campochiaro Rodi, Coo, Lero – Grecia

50° Divisione di fanteria “Regina”

La prima operazione di rilievo venne condotta il 20 novembre 1940 da due compagnie del 10° Reggimento che ripresero il controllo dell’isoletta di Gaidaro, occupata nei giorni precedenti da marinai greci. A marzo 1941 il 4° Battaglione dello stesso reggimento riuscì a riprendere Castelrosso, precedentemente occupata da un reparto da sbarco inglese.

Nell’ambito dell’occupazione della Grecia, a maggio unità tedesche e del 10° Reggimento partite da Coo occuparono le isole di Amorgo, Anafi, Io, Santorini, Nasso, Paro, Andro, Tino, Termia, Zea, Serfanto, Sira, Mikonos, Samo, Icaria ed altre isole minori.

Reparti della divisione parteciparono alle fasi finali della battaglia di Creta, costituendo l’ossatura del Gruppo tattico “Caffaro”. In particolare fornì due battaglioni di fanteria, la 50° Compagnia cannoni controcarro da 47/32 e la 3° Compagnia carri CV35 del CCCXII Battaglione misto carri. Il gruppo partì da Rodi per sbarcare nella baia di Sitia, avanzando poi per 50 km per ricongiungersi con i tedeschi a Ierapetra il 1° giugno.

Nel periodo tra il 1942 e il 1943 continuò la difesa costiera e territoriale delle isole del Dodecaneso fino agli eventi del settembre 1943.

La battaglia di Rodi

La mancanza di informazioni e l’esiguità degli ordini ricevuti dopo l’8 settembre 1943 posero Inigo Campioni, Governatore del Dodecaneso, delle Cicladi e delle Sporadi settentrionali, in una situazione difficile quando la Wehrmacht gli chiese di collaborare. Sperando in aiuti britannici che non arrivarono mai, Campioni decise di resistere ai tedeschi, con un comportamento comunque incostante; in vari momenti alcuni tra i membri dello Stato Maggiore, tra cui il generale Briganti, invitarono ad un’azione decisa contro i tedeschi che sfruttasse la superiorità numerica degli italiani, ma senza esito; ciò nonostante, azioni isolate di piccoli reparti portarono a sparuti successi locali; tra questi, un deciso attacco da parte di un’unità di formazione al comando del capitano Ragni che attaccò un centro di resistenza a Rodi munito di armi automatiche costringendolo alla resa, e vari altri episodi, ma nel complesso i tedeschi sopraffecero molti reparti della divisione che non avevano precisi ordini o che peggio ne avevano di non usare la forza. Dopo tre giorni di combattimenti, l’11 settembre la divisione si arrese e col resto delle forze italiana a Rodi dovette alzare bandiera bianca e consegnare l’isola all’ex alleato.

Le truppe rimaste furono disarmate e inviate a scaglioni in campi di prigionia in Germania, mentre Campioni, che si era rifiutato di ordinare la resa alle altre isole da lui dipendenti, fu trasferito in Germania e quindi a Parma, dove venne processato da un tribunale della Repubblica Sociale Italiana e fucilato il 24 maggio 1944.

La battaglia di Lero

La battaglia di Lero fu l’evento centrale della campagna del Dodecaneso. Il conflitto iniziò con gli attacchi aerei tedeschi del 26 settembre e culminò con gli sbarchi del 12 novembre, fino alla capitolazione delle forze anglo-italiane quattro giorni più tardi.

Nel 1942 il contrammiraglio Luigi Mascherpa venne investito del comando della base militare italiana presente nell’isola, che ospitava un cacciatorpediniere, alcuni MAS e 24 batterie di artiglieria costiera e antiaerea. Sull’isola era presente inoltre un aeroporto. Il tutto era presidiato da circa 8.000 uomini, in prevalenza marinai e soldati del 10° Reggimento della 50° Divisione di fanteria “Regina”, il cui grosso delle truppe capitolò a Rodi.

Dopo il proclama Badoglio dell’8 settembre 1943 annunciante l’armistizio italiano, il contrammiraglio Mascherpa rifiutò la resa dei suoi uomini alle truppe tedesche e, con l’aiuto di un distaccamento di circa 3.000 militari britannici comandati poi dal generale Robert Tilney, organizzò la resistenza. Tra le unità nemiche tedesche, figuravano varie truppe speciali facenti parte della divisione Brandenburg e alcuni Fallschirmjäger (paracadutisti).

La battaglia ebbe inizio il 13 settembre 1943 e proseguì fino al 16 novembre. L’isola venne sottoposta ad un pesante bombardamento aereo e ad un successivo attacco via terra, nei quali i tedeschi registrarono gravi perdite da parte delle batterie antiaeree e delle squadre antisbarco. Durante i bombardamenti tedeschi il porto di Portolago venne duramente colpito con elevate perdite civili, e furono affondate varie navi tra cui il cacciatorpediniere Euro, il cacciatorpediniere greco Vasilissa Olga e varie unità minori. Esaurita la capacità di resistere da parte degli italiani e dei britannici, i tedeschi occuparono l’isola. Dodici ufficiali ed alcuni soldati, contrariamente alle leggi di guerra, vennero fucilati subito dopo la resa, a causa della resistenza opposta.

Nella battaglia persero la vita 520 tedeschi, 600 britannici ed un centinaio di italiani. I militari catturati vennero in maggior parte internati in Germania, ma un cospicuo numero morì durante l’affondamento delle navi che li trasportavano a causa di siluri o mine; una parte della guarnigione, presente sulle isole minori riuscì a fuggire in Turchia dove venne internata dagli Alleati fino alla fine della guerra.

La battaglia di Coo

La battaglia di Coo fu uno degli avvenimenti più importanti, insieme alla battaglia di Rodi e di Lero, della campagna del Dodecaneso.

Le unità italiane, che dopo l’armistizio di Cassibile avevano deciso di rimanere fedeli al re Vittorio Emanuele III, ricevettero aiuti inglesi per respingere le forze della Wehrmacht che volevano impossessarsi dell’isola, strategicamente importante perché in essa si trovava un campo d’aviazione da cui gli aerei potevano alzarsi in volo e coprire tutto lo scacchiere del Dodecaneso. La resistenza offerta fu comunque scarsa e in due giorni i tedeschi completarono la conquista dell’isola.

Gli italiani, al momento dell’armistizio, avevano dislocato nell’isola il 10° Reggimento di fanteria della 50° divisione “Regina”, meno una o due compagnie, e altre sezioni di artiglieria, per un totale di circa 4.000 uomini comandati dal colonnello Felice Leggio; inoltre potevano contare su tre stazioni di vedetta della marina, quattro aerei efficienti (due M.C. 202, un G50 e un C.R.42) e due piloti della Regia Aeronautica, schierati all’aeroporto di Antimachia e facenti parte di una sezione distaccata della 396° squadriglia da caccia, stanziata a Rodi. Non esisteva alcuna difesa contraerea.

Durante le prime incursioni su Antimachia i caccia, lasciati all’aperto, furono distrutti a terra privando l’isola dell’unica difesa antiaerea disponibile. La resistenza fu accanita ed eroica, ma inutile. La maggior parte dei britannici (900 soldati per la precisione) fu presa prigioniera. La sorte dei 2.100 prigionieri italiani invece fu ben diversa: essi furono considerati dei traditori e 90 ufficiali, tra cui Felice Leggio, furono fucilati nelle paludi di Linopoti.

VI Corpo d’armata

Dalmazia – Ragusa

Ragusa – Croazia

32° Divisione di fanteria “Marche”

Tra lo scoppio della seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940 ed i primi mesi del 1941 la divisione rimase nella zona di guarnigione nel trevigiano. Nel marzo del 1941 venne assegnata al XVII Corpo d’Armata per la difesa delle coste della Calabria e si schierò nella zona Potenza-Eboli-Padula.

In aprile venne trasferita in Albania, inquadrata nel VI Corpo d’Armata, nella zona di Scutari-Alessio-Koplik; il 20 aprile, dopo l’invasione della Jugoslavia, entrò in territorio nemico e si dispose a presidio delle zone di Ragusa, Trebinje, Bileća e Mostar e delle isole dalmate di Meleda e Curzola, con compiti di difesa costiera e lotta anti-partigiana. Condusse grandi operazioni di rastrellamento in luglio sulle montagne tra Dalmazia e Montenegro insieme alla 48° Divisione di fanteria “Taro” ed alla 22° Divisione di fanteria “Cacciatori delle Alpi”, in settembre nella zona di Gacko ed in ottobre-novembre sul confine serbo-croato.

Il 5 dicembre fu impegnata in uno scontro con i partigiani che avevano preso il controllo della strada tra Trebinje e Bileca, riprendendone il controllo il 20 dicembre. Svariati attacchi, contrattacchi e rastrellamenti si susseguono per tutto il 1942 ed il 1943 a Ragusa, Dobromani, Lastua e Cattaro nel Governatorato di Dalmazia.

In seguito all’armistizio di Cassibile, il 9 settembre 1943, la Divisione “Marche” si raccolse nella zona di Ragusa, dove, circondata dalla Wehrmacht, resistette fino al 10, giorno in cui si sciolse definitivamente.

Metkovic – Croazia

18° Divisione di fanteria “Messina”

Il 10 giugno 1940, giorno dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la Divisione “Messina” era dislocata nella zona compresa tra Ancona, Fabriano e Fossombrone, dove rimane fino alla fine dell’anno. Il 3 aprile 1941, inquadrata nel XVII Corpo d’Armata, la divisione fu inviata in Albania in preparazione dell’attacco dell’Asse al Regno di Jugoslavia, che prese il via il 6 aprile seguente: schierata nella zona a nord di Scutari in posizione difensiva, tra il 12 e il 13 aprile la “Messina” respinse alcuni attacchi jugoslavi lungo il settore tra Tarabosh e Kiri-Drin, per poi passare all’offensiva varcando la frontiera e penetrando in Montenegro; conquistata Antivari il 16 aprile, la divisione occupò quindi Cettigne e Cattaro il 17 aprile successivo, giorno della capitolazione della Jugoslavia alle forze dell’Asse.

Il 25 aprile 1941 la “Messina” fu dislocata nella zona di Podgorica e designata come forza d’occupazione italiana per il Montenegro, con vari presidi disseminati anche a Cettigne, Cattaro, Danilovgrad e Berane; la divisione si ritrovò ben presto a fronteggiare l’esteso movimento di Resistenza jugoslava, conducendo numerosi rastrellamenti e aspri scontri con i partigiani nelle zone di Viparzar, Rijeka Crnojevića, Cekanie, Šavnik e Cattaro. Dopo aver continuato con i suoi compiti di occupazione nel Montenegro anche per la prima metà del 1942, nell’agosto di quell’anno la “Messina” fu assegnata in forza al VI Corpo d’Armata e spostata in Croazia nella zona di Metković, continuando anche in questa nuova sede le operazioni contro i partigiani jugoslavi.

L’8 settembre 1943, giorno dell’annuncio dell’avvenuto armistizio tra l’Italia e gli Alleati, la “Messina” era concentrata principalmente nella zona della foce del fiume Narenta: una parte delle sue forze (il 93° Reggimento fanteria e la 108ª Legione Camicie Nere) riuscì a evacuare via mare fino in Puglia attraverso l’Adriatico, mentre il resto della divisione dovette capitolare nelle mani dei tedeschi. La “Messina” fu quindi ufficialmente sciolta il 13 settembre 1943.

XIV Corpo d’armata

Montenegro – Podgorica

Il 10 giugno 1940 il XIV Corpo d’Armata venne dislocato nel Veneto orientale con sede di Comando a Treviso, con le Divisioni “Marche” e “Puglie” alle proprie dipendenze, senza prende parte ad operazioni di guerra.

Nel mese di febbraio del 1941 ricevette l’ordine di trasferimento in Albania e le sue unità vennero dislocate fra Durazzo e Tirana. In previsione dell’inizio delle operazioni contro la Jugoslavia, al Corpo d’Armata venne affidata la giurisdizione del confine albanese-jugoslavo. Iniziate le ostilità, modificò in breve tempo il dispositivo in precedenza assunto e passò all’offensiva su tutto il fronte.

Nel settore Piscopea-Dibra-Struga, situato lungo il confine orientale, superò nella prima quindicina di aprile la linea di confine e dopo rapidi e vittoriosi scontri raggiunse il 19 le località di Gostivar e Kicevo nella Macedonia jugoslava e Pec nel Kossovo settentrionale. Tale congiungente costituirà la linea di contatto fra il XIV Corpo e le unità della 12a Armata tedesca che stavano affliuendo intanto da nord e da oriente. Terminate le operazioni di guerra, il Corpo d’Armata ricevette l’incarico di presidiare una fascia di terreno in territorio jugoslavo comprendente il settore di Scutari a nord-ovest, il settore del Kossovo a nord e il settore del Dibrano a est.

A luglio, in seguito al deteriorarsi della situazione nel Montenegro per la presenza di forti formazioni di guerriglieri, il Corpo d’Armata venne trasferito in questa regione e le sue unità poste a presidio delle zone di Antivari, Cettigne, Cattaro, Pogdorica, Vispazar e di quelle lungo le rive del lago di Scutari. Per svolgere questo nuovo compito la grande unità venne notevolmente potenziata ricevendo le divisioni “Messina”, “Venezia”, “Taro”, “Pusteria” e “Cacciatori delle Alpi”. Dal 1° dicembre assume il nome di Comando Truppe Montenegro.

Nel 1942 tutto il Corpo d’Armata venne confermato nell’occupazione del territorio montenegrino ancora sottoposto ad una intensa attività partigiana, e organizza la difesa costiera della Jugoslavia meridionale. Continua nello svolgimento dei suoi compiti con frequenti operazioni antiguerriglia nei confronti dei partigiani locali.

Nella primavera del 1943 aveva alle dipendenze le divisioni “Venezia”, “Ferrara”, “Emilia” e “Perugia”, quest’ultima poi ceduta alla 3a Armata. Il XIV Corpo d’Armata, fino all’8 settembre, continuò ad essere impiegato in operazioni di controguerriglia e occupazione del territorio nemico. Venne sciolto il 28 settembre in conseguenza dei fatti che determinarono l’armistizio: ciononostante reparti della grande unità, pur isolati, affrontarono decisamente e fino a che non terminarono ogni risorsa le truppe tedesche che chiedevano con forza la cessione delle armi.

Cattaro – Montenegro

155° Divisione di fanteria “Emilia”

Il 1° dicembre 1941 fu costituita la 155° Divisione fanteria da occupazione “Emilia” con in organico i due vecchi reggimenti della brigata ed il 155° Reggimento artiglieria per divisione di fanteria; le divisioni di fanteria da occupazione furono costituite a partire dal 1941 come normali divisioni di fanteria, prive della legione di Camicie nere, le cui dotazioni prevedevano un numero inferiore di artiglierie ma una quantità maggiore di mitragliatrici. La denominazione “da occupazione” fu abolita nel 1942, ma rimasero comunque immutate le loro caratteristiche organiche e gli scopi operativi.

Dal 18 marzo 1942 la divisione iniziò l’imbarco da Bari, raggiungendo il 24 marzo la zona di occupazione in Montenegro, assegnata al XIV Corpo d’Armata, e si schierò inizialmente nella zona delle Bocche di Cattaro, lungo la costa da Kadovcic a Budua e lungo la linea ferroviaria Zelenika-Cruda. La zona era relativamente tranquilla e l’attività della divisione si limitarono a sporadici rastrellamenti, mentre operazioni più importanti si ebbero nel corso del 1943 nell’area del presidio di Nikšić, a Grahovo, Viluse e Trubjela.

Dopo l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre, i reparti della divisione si concentrarono intorno alle Bocche di Cattaro dove, insieme alle unità della Regia Marina, organizzarono la difesa della locale Piazza Marittima, rifiutando di arrendersi ai tedeschi.

Per consolidare le posizioni, dal 14 settembre i reparti della “Emilia” conquistarono uno dopo l’altro i presidi tedeschi rimasti isolati nel dispositivo italiano, tranne Cattaro e Cruda che resistettero. Nei giorni successivi, incalzati da preponderanti forze di terra e di cielo tedesche (che nel frattempo avevano ricevuto notevoli rinforzi) ed impossibilitati ad organizzare una resistenza efficace, i resti della 155° Divisione di fanteria “Emilia” si imbarcarono il 16 settembre sulle unità della Regia Marina, dirette a Bari. Qui la divisione fu ufficialmente sciolta il 1° ottobre 1943 ed il suo Comando trasformato in Centro di Riordinamento di Lecce.

Cetinje – Montenegro

23° Divisione di fanteria “Ferrara”

Durante le operazioni belliche italiane nei balcani e di Grecia, la divisione venne dislocata nell’alta valle della Vojussa, con il compito di attaccare le difese greche in Epiro sulla direttrice Argirocastro-Kalibaki-Janina. I reparti della devisione entrano in territorio greco, occupandolo, con il compito di agire offensivamente in Epiro sulla direttrice Argirocastro-Kalibaki-Janina, attaccando le difese greche dell’alta Val Suhes e in Val Dhrino. Alcuni reparti avanzati della divisione entrano in territorio greco, oltrepassano il torrente Kormos, occupano Gheraplatanos, Dollana e la strada rotabile Ponte Perati-Kalibaki. Qui iniziò una furiosa lotta per la conquista del campo trincerato di Kalibaki, che venne aggirato da nord-est nonostante le piogge continue e la strenua difesa greca; il nemico venne respinto e la divisione penetrò in profondità in territorio nemico, stabilendo una testa di ponte sul fiume Kalamas.

La Battaglia di Elaia-Kalamas

Il 6 novembre 1940, occupate Kalibaki e Paliokastro, le posizioni della divisione vennero sottoposte a pesanti bombardamenti aerei, di artiglierie e mortai, ed a violenti contrattacchi che costrinsero la grande unità ad assumere un assetto difensivo sul settore Mesovunì-rotabile Kalibaki-Janina.

Gli attacchi si ripeterono il 10 ed il 14, costringendo, il 16 novembre, la “Ferrara” a ripiegare verso la Valle del Fitoki e Cani Delvinaki; dopo tre giorni di dura lotta, per evitare l’accerchiamento a Vesane, la divisione arretrò sulle posizioni di Pontikates-Kaltiri-Monastero di San Jodino, poi ulteriormente il 26 su Radati-Gaidohori ed a nord della valle del Dhrino.

Il 3 dicembre, consegnate le posizioni di Radati alla 37° Divisione di fanteria “Modena”, la divisione si raccolse ad Argirocastro, dove fu costretta a schierarsi per coprire la ritirata della “Modena”.

Il 6 e 7 dicembre venne attaccata mentre si trovava schierata a sbarramento della Valle Vojussa e della Val Dhrino, venendo così costretta ad abbandonare le posizioni ed a ripiegare verso Ponte Bencia. Tra gli ultimi giorni di dicembre ed il gennaio 1941 si susseguirono attacchi e contrattacchi, senza, tuttavia, decisivi avvenimenti. Il 27 gennaio la “Ferrara” affiancò la 58° Divisione di fanteria “Legnano” nell’offensiva contro la stretta di Këlcyrë, impegnando il nemico sul Colico e su Ormovo. A febbraio ed a marzo gli ultimi attacchi greci non ebbero esito ed il 16 aprile la divisione partecipò all’offensiva finale, impadronendosi il 21 delle posizioni della Val Dhrino, raggiungendo la linea Argirocastro-Libohovo. Alla fine della campagna di Grecia, la divisione rimase nella zona di Argirocastro fino ad agosto, per essere poi trasferita in Albania a presidio delle zone di Valona, Tirana ed Elbasan. Nei primi giorni di gennaio del 1942 venne destinata alla difesa costiera del tratto tra Durazzo ed il fiume Semeni, per essere poi nuovamente trasferita nella prima metà di aprile in Montenegro, a presidio delle zone di Nikšić, Danilovgrad, Podgorica, Savnik e Cettigne.

Impegnata in operazioni antipartigiane, dal 14 maggio al 16 giugno 1943 partecipò con la Wehrmacht a vere azioni di guerra contro numerose formazioni della Resistenza provenienti dalla Bosnia-Erzegovina. La divisione si schierò così a Niksic, Danilovgrad, Podgorica, Savnik, con sede del comando a Niksic e poi a Cettigne. Mai meritevole di un momento di tregua, dal 14 maggio al 16 giugno partecipò, unitamente a truppe tedesche, a vere e proprie azioni di guerra portate nella zona da diverse formazioni partigiane locali. La 23° Divisione di fanteria “Ferrara” si sciolse il 25 settembre 1943 in seguito all’armistizio di Cassibile, con i suoi uomini che vennero disarmati e catturati dalle unità tedesche.

Berane – Montenegro

19° Divisione di fanteria “Venezia”

Al momento della dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, la divisione si trovava in Albania, schierata al confine con la Jugoslavia, a sbarramento della valle del Drin, di Bulqizë e del lago di Derida. In vista della invasione italiana della Grecia, il 26 ottobre l’unità venne trasferita nella zona di Coriza ed il 3 novembre entrò in prima linea, coprendo l’ala destra dello schieramento dagli assalti greci su Koko Clava; la violenza dell’attacco costrinse la divisione ad abbandonare le posizioni di Bitincka-Bilisht-Kapeshtica per ripiegare più a nord-ovest, lungo la riva sinistra del fiume Devoli.

Per tutto il novembre 1940 la divisione divenn bersaglio di furiosi attacchi su tutte le posizioni e fu costretta a rompere lo schieramento e ripiegare prima sulla linea Pogradec-Starova-Bregu Zervaskes, poi, il 29 novembre, sullo Shkumbini.

Nei primi giorni di dicembre sostenn accaniti combattimenti a ovest di Pogradec e sulle posizioni difensive della zona del massiccio del Kalase-Monte Kungullit. Nel 1941 la divisione ricevette in forza la 72° Legione Camicie Nere d’Assalto e subì una forte pressione nemica nonostante l’accanita resistenza e le condizioni meteorologiche avverse. Da aprile a marzo l’offensiva greca calò di intensità, con l’ultimo attacco registrato il 7 aprile. Dal 14 infatti ebbe inizio l’offensiva generale italiana, con la divisione che avanzò su tutto il fronte, prima da est ad ovest su Pogradec, poi lungo l’itinerario Pogradec-Grabovica-Sojani-Maliqi, per conquistare Coriza il 15 aprile. L’avanzata proseguì quindi verso sud-est, con la divisione che infine si schierò sulla linea di confine a difesa dei passi di Badres e del Monte Gobellit. A luglio la “Venezia” venne trasferita in Montenegro a presidio della zona di Podgorica, Berane e Kolašin, impegnata in operazioni di rastrellamento e di contrasto ai partigiani per tutto il 1942, vedendosi assegnare per le attività di presidio il 383° Reggimento fanteria.

L’armistizio dell’8 settembre 1943 colse così la divisione nella zona di Podgorica. Il comandante della grande unità rifiutò di consegnare le armi ai tedeschi della 118° Jäger-Division ed ai Cetnici, mantenendo, nonostante le incertezze del momento, l’unità organica dei reparti.

Decisa quindi la nuova strategia, dai primi giorni di ottobre la divisione iniziò a collaborare con i partigiani jugoslavi, conducendo dal 13 del mese vere e proprie azioni di guerra contro la Wehrmacht nelle zonde di Brodarevo, Murina, Berane e Kolašin. Per adattarsi al particolare tipo di lotta, la divisione mutò il proprio ordinamento organico, costituendo delle brigate più agili e flessibili, a livello di battaglione, che conservarono comunque il nominativo “Venezia”; la nuova struttura comprendeva la I Brigata “Venezia” per trasformazione del I Battaglione dell’83° Reggimento di fanteria, la II Brigata “Venezia” dal II Battaglione, la III Brigata “Venezia” dal III Battaglione, la IV Brigata “Venezia” dal I Battaglione dell’84° Reggimento fanteria “Venezia”, la V Brigata “Venezia” dal II Battaglione e la VI Brigata “Venezia” dal III Battaglione. La divisione si sciolse definitivamente il 1° dicembre 1943, dando vita, insieme ad altri reparti resistenti della 1° Divisione alpina “Taurinense”, alla Divisione italiana partigiana “Garibaldi”. In seguito a questa trasformazione, la I, la III e la IV Brigata “Venezia” assunsero la denominazione di II, III e IV Brigata “Garibaldi” rispettivamente, raccogliendo il personale delle disciolte II, V e VI Brigata “Venezia”; il nominativo di I Brigata “Garibaldi” venne assegnato invece alla I Brigata “Taurinense”.

Niksic – Montenegro

1° Divisione alpina “Taurinense”

ll 10 giugno 1940 la grande unità risultava dislocata in diversi punti del fronte dell’arco alpino (settore Moncenisio-Bardonecchia) dove, fino al 24 giugno, partecipò alle operazioni contro la Francia occupando una vasta area che occupò e di cui rimase a presidio. Terminate le operazioni sul fronte occidentale, nell’ottobre del 1940 venne deciso lo scioglimento dei battaglioni “Valle”, e alla Divisione alpina “Taurinense” fu dato l’ordine di presidiare il territorio francese compreso fra il vecchio confine e la linea di armistizio.

Nel mese di gennaio 1942 venne inviata sul fronte orientale e sbarcò a Ragusa (Croazia), per schierarsi a Mostar, in Erzegovina, dove fu inquadrata nel XIV Corpo d’Armata.

Dal 15 aprile al 31 maggio, prese parte alle operazioni antipartigiane in Croazia, Bosnia ed Erzegovina. Dal mese di agosto venne trasferita per operare in Montenegro, dove svolse compiti di presidio fino all’8 settembre 1943 quando, a seguito degli eventi derivanti dalla proclamazione dell’armistizio, la Divisione viene sciolta mentre si trovava dislocata sulla costa dell’Adriatico, nel retroterra della base militare delle Bocche di Cattaro.

Alcuni suoi reparti (il Gruppo Aosta, il Battaglione Ivrea) partecipano quindi alla guerra di liberazione inquadrati fino alla fine del conflitto nella Divisione italiana partigiana Garibaldi, formando con alcuni suoi ex reparti la 1° Brigata alpina “Taurinense” e la 2° Brigata alpina “Taurinense”.

VII Corpo d’armata (Corte)

CORSICA

All’inizio della seconda guerra mondiale ha sede a Trieste.

All’inizio del conflitto (10 giugno 1940) venne dislocato nel Piemonte e in Veneto. Nell’ottobre ’40 venne trasferito in Toscana con le unità nelle zone di Firenze, Pisa e Livorno.

Nel 1942 il Corpo d’Armata venne trasferito in Corsica con compiti antisbarco e di difesa costiera; il Comando venne trasferito a Corte.

I compiti di occupazione territoriale della grande unità rimasero inalterati fino al mese di settembre 1943.

Dal 13 settembre al 4 ottobre 1943, a seguito dell’armistizio e in collaborazione con reparti francesi, concorse alla liberazione di Bastia. Rimane in Corsica fino al 20 ottobre quando venne trasferito in Sardegna.

Il VII Corpo d’Armata venne sciolto il 20 settembre 1944.

Belgodere – Francia

20° Divisione di fanteria “Friuli”

Schierata nel 1940 alla fronte occidentale alpina nella zona Germanasca e Pellicene, non prese alle operazioni contro la Francia per il rapido concludersi delle ostilità.

Spostata nel 1941 sul confine jugoslavo, inserita nel VI Corpo d’Armata con il compito di rompere la sistemazione difensiva nemica di copertura nel tratto Iga Vas-Babina Poljca, prese parte alle operazioni dal 6 al 18 aprile, entrando in territorio nemico l’11 aprile, raggiungendo il 22 aprile Loska Dolina e Loški Potok e rimanendo in zone delle operazioni fino al 5 maggio.

Successivamente, fece rientro in Italia ed iniziò l’addestramento per prendere parte all’operazione C3 (invasione di Malta).

Dopo la rinuncia dell’Asse a tale operazione, dall’8 novembre 1942 iniziò la preparazione per il trasferimento in Corsica che venne completato da tutti i suoi reparti il 20 novembre. Alla fine del mese di novembre venne schierata a presidio della parte settentrionale dell’isola (Col de Teghime, Bastia), sotto il comando del VII Corpo d’Armata.

Dall’8 settembre 1943, data della proclamazione dell’armistizio, aderì al Regno del Sud e sostenne con successo fino al 4 ottobre, unitamente ad altre unità italiane, duri scontri con unità tedesche cacciandole dall’isola.

Ai primi di novembre, la Divisione passò in Sardegna e quindi nel continente dove nel luglio 1944, a San Giorgio del Sannio, costituì con alcuni suoi reparti il Gruppo di Combattimento “Friuli” guidato dal generale Arturo Scattini. I reduci della divisione presero così parte alla guerra di liberazione, fino all’entrata a Bologna la mattina del 21 aprile 1945 con altre unità Alleate.

Cauro – Francia

44° Divisione di fanteria “Cremona”

All’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, la divisione, inquadrata nel XV Corpo d’Armata, venne impiegata in seconda schiera nei pressi di Ventimiglia, sul fronte francese, senza prendere parte attiva alle operazioni. Nel mese di febbraio del 1941, la divisione ricevette ordine di trasferimento in Sardegna, destinata alla difesa mobile dell’isola. Alla fine del 1942, a causa dello sbarco alleato in Algeria e Tunisia, si spostò in Corsica, alle dipendenze del VII Corpo d’Armata, con compiti di presidio e difesa del territorio.

A seguito dell’armistizio, la divisione si oppose con successo alle truppe tedesche stanziate nell’isola partecipando alle operazioni per la liberazione, combattendo, con i suoi reparti, dal 9 settembre al 4 ottobre, a Zonza, nella stretta di San Polo, a Quenza, Levie, Ponte Sorbolo e in Val di Golo.

Gruppo di combattimento Cremona

Trasferita di nuovo in Sardegna, trasformata la 90° Legione in 321° Reggimento fanteria “Cremona”, dopo aver operato nella guerra di Liberazione inizialmente nell’isola, nel 1944, nuovamente ridotta a due reggimenti di fanteria ed uno d’artiglieria, fece rientro sul continente inquadrando anche il 144° battaglione misto genio pionieri e trasmettitori.

Riarmata ed equipaggiata con materiale britannico, si trasformò in gruppo di combattimento “Cremona”, costituitosi ad Altavilla Irpina, agli ordini del Generale Clemente Primieri, con i reggimenti 21° e 22° fanteria e 7° artiglieria.

In linea dal 12 gennaio, inquadrata nell’8 armata britannica a fianco di unità canadesi e una di formazione partigiana (la 28ª Brigata Garibaldi “Mario Gordini”), essa stessa integrata negli organici con combattenti provenienti da disciolte formazioni partigiane, combatté sul fronte del Po, liberando Torre di Primaro il 3 marzo 1945.

Dopo aver forzato il torrente Senio e conquistato Alfonsine, il Gruppo, superato il fiume Santerno avanzò verso nord liberando Adria, Cavarzere, Chioggia e Mestre, giungendo la sera del 25 aprile 1945 a Venezia.